I dati Inps dell’Osservatorio Isee 2025 impongono una lettura che superi la fredda analisi delle cifre nazionali per concentrarsi sulla realtà calabrese. Il valore medio nazionale si attesta a 17.639 euro, ma la Calabria scivola all’ultimo posto con soli 13.141 euro. Il confronto con il Trentino Alto Adige, che supera la soglia dei 23mila euro, rivela un baratro di diecimila euro tra la regione più ricca e la nostra. Francesco Papillo, esponente della Cisal, definisce questa distanza non come un gap passeggero, ma come una frattura strutturale che il sindacato non intende archiviare.
Il sud e la dipendenza dal welfare
Il dato più critico riguarda la distribuzione geografica delle certificazioni: il 43% di tutte le dichiarazioni Isee presentate in Italia nel 2025 proviene dal Mezzogiorno e dalle Isole. Quasi metà delle famiglie che richiedono bonus, agevolazioni e strumenti di welfare risiede al Sud, nonostante quest’area rappresenti solo un terzo della popolazione nazionale. Tale sproporzione non indica una deriva assistenzialista, bensì riflette il malfunzionamento sistemico del mercato del lavoro locale, costringendo una massa enorme di cittadini a rivolgersi allo Stato per la sopravvivenza quotidiana.
Il fallimento del salario e la debolezza contrattuale
L’Isee ridotto nasconde una realtà fatta di part-time involontario, stagionalità precaria e lavoro nero che nega i diritti fondamentali. La Cisal individua l’urgenza di una presenza sindacale più incisiva nelle filiere dove il sommerso appare strutturale, come l’agricoltura, il turismo e i servizi alla persona. Questi comparti, vitali per l’economia calabrese, soffrono per una contrattazione ancora troppo debole. Il sindacato avverte che aumentare le dichiarazioni Isee non rappresenta un successo, ma la prova dell’assenza di occupazione stabile e ben retribuita: il welfare non può più fungere da compensazione per il lavoro che manca.
La ricetta della contrattazione territoriale
Papillo (CISAL): “Non è una statistica, è un’emergenza lavoro”. Per risolvere il differenziale salariale tra Nord e Sud, la CISAL Calabria punta sulla creazione di condizioni contrattuali, fiscali e infrastrutturali che rendano il lavoro nel territorio economicamente sostenibile. L’impegno si concentra su accordi di secondo livello nelle filiere locali e su protocolli di legalità per le aziende che gestiscono fondi pubblici, combattendo il dumping contrattuale. L’Isee del 2025 funge da specchio di un territorio che non chiede ulteriore assistenza, ma invoca la dignità del lavoro regolare.









