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26 Febbraio 2026
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Lo “Stabilicum” e il peso del Sud: cosa cambia per la Calabria tra proporzionale e premio di maggioranza

Il nuovo sistema elettorale riscrive gli equilibri del Mezzogiorno. Con l'addio ai collegi uninominali, la Calabria si prepara a una sfida basata su listini bloccati e calcoli millimetrici, dove il peso dei leader nazionali oscurerà il consenso territoriale dei singoli notabili.

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L’intesa raggiunta nella notte sulla legge elettorale non è solo un esercizio di ingegneria costituzionale, ma un terremoto politico per le regioni periferiche. Per la Calabria, il passaggio dal Rosatellum allo ‘Stabilicum’ significa una rivoluzione nelle modalità di rappresentanza: la scomparsa dei collegi uninominali cancella le sfide “faccia a faccia” tra i candidati del territorio, riportando il baricentro delle decisioni nelle segreterie romane.

Addio ai “Signori delle preferenze”

La conferma che non ci saranno le preferenze è il dato più rilevante per il contesto calabrese. In una regione dove il voto di opinione fatica storicamente a imporsi sul voto di appartenenza o clientelare, l’assenza della preferenza nominativa depotenzia i grandi portatori di voti locali. Senza la possibilità di scrivere il nome del candidato sulla scheda, il potere di scelta passa interamente ai leader, che decideranno l’ordine dei listini bloccati, blindando di fatto l’elezione dei fedelissimi.

Il miraggio del Premio e il quorum regionale

Il premio di maggioranza (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) assegnato alla coalizione vincente sopra il 40% avrà un impatto diretto sulla distribuzione dei seggi in Calabria. Con il nuovo sistema proporzionale:

Soglie d’accesso: I piccoli partiti regionalisti o le liste civiche d’area dovranno necessariamente aggregarsi in grandi coalizioni per superare lo sbarramento nazionale, pena l’irrilevanza.

Effetto Trascinamento: Il nome del premier sul programma — pur non essendo sulla scheda — punterà a polarizzare il voto calabrese sui grandi blocchi nazionali, svuotando di significato le specificità locali.

Stabilità vs Rappresentanza locale

Se l’obiettivo dichiarato è “la stabilità”, il prezzo da pagare per la Calabria potrebbe essere una minore incisività dei propri eletti. Senza il legame diretto garantito dal collegio uninominale (dove l’eletto rispondeva, almeno teoricamente, a un territorio definito), i nuovi parlamentari calabresi saranno espressione diretta dei pesi proporzionali dei partiti. In caso di ballottaggio (previsto tra il 35% e il 40%), la regione diventerà terreno di conquista per i leader nazionali a caccia dei decimali decisivi per far scattare il premio.

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