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27 Febbraio 2026
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Calabria
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Sequestrata la discarica “Spuntone-Chianette”. I sigilli apposti dai Carabinieri di Petilia Policastro

Rifiuti affioranti e dubbi sulla gestione dei fondi regionali hanno portato i Carabinieri a sigillare l’intero perimetro del sito. L'inchiesta mira a chiarire la discrepanza tra i costi milionari delle opere e lo stato di degrado riscontrato dai sopralluoghi aerei.

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L’ombra del disastro ambientale e del possibile spreco di denaro pubblico torna ad allungarsi sulla gestione dei rifiuti in Calabria. I militari della Stazione di Cotronei, supportati dai Carabinieri Parco e dal Nucleo Operativo di Petilia Policastro, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura di Crotone per la discarica comunale “Spuntone – Chianette”. Un’operazione che non si è limitata al solo perimetro fisico del sito, ma che ha travolto i palazzi del potere con perquisizioni e acquisizioni documentali negli uffici del Comune e della Regione Calabria.

La ricognizione aerea e i sopralluoghi tecnici

Il provvedimento nasce da un’articolata attività info-investigativa che ha visto l’impiego dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia. La prospettiva dall’alto si è rivelata decisiva: le ricognizioni aeree e i successivi sopralluoghi tecnici hanno messo a nudo uno scenario inquietante. Nonostante gli ingenti finanziamenti pubblici stanziati per la bonifica e la messa in sicurezza permanente, gli inquirenti hanno riscontrato la presenza di rifiuti affioranti in diverse porzioni dell’area. Le opere di copertura e contenimento, sulla carta ultimate, sono apparse profondamente lacunose, sollevando dubbi sulla reale esecuzione degli interventi commissionati.

I dubbi sull’iter finanziario e contabile

La necessità del sequestro, secondo l’Autorità Giudiziaria, risiede nell’esigenza di cristallizzare lo stato dei luoghi, impedendo che l’incuria o nuove condotte possano aggravare le criticità già emerse. In parallelo al sigillo delle aree, l’Arma ha proceduto al prelievo di una mole imponente di faldoni: documenti amministrativi, contabili e tecnici ora al vaglio per ricostruire l’intero percorso dei progetti di ripristino. L’obiettivo è chirurgico: verificare se vi sia corrispondenza tra le opere progettate, quelle effettivamente pagate con fondi pubblici e quanto realmente realizzato sul terreno.

Un presidio di legalità ambientale

L’intervento odierno riflette la linea dura adottata dalla Procura di Crotone, guidata dal Procuratore Domenico Guarascio, nel contrasto ai reati ambientali. Sotto la lente non c’è solo la salute pubblica o la tutela degli ecosistemi, ma anche la trasparenza nella gestione delle risorse destinate al risanamento del territorio. La sinergia tra i reparti territoriali, le specialità forestali e il supporto aereo dell’Arma conferma un presidio di legalità costante, volto a squarciare il velo su contesti caratterizzati da opacità amministrativa e degrado ambientale.

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