Un sospiro di sollievo, soprattutto per il futuro di circa 120 lavoratori, ma con un avvertimento chiaro: la strada del risanamento è aperta, ma va percorsa davvero.
Il Tribunale di Catanzaro ha confermato le misure protettive richieste da Catanzaro Servizi S.p.A., società partecipata al 100% dal Comune, consentendo lo stop alle azioni dei creditori nell’ambito della composizione negoziata della crisi. La decisione consente all’azienda di proseguire le trattative senza il rischio immediato di pignoramenti o azioni esecutive, ma non concede alcuna scorciatoia sul piano fiscale, contributivo o bancario.
Il giudice: “Prospettiva di risanamento non inverosimile”
Secondo quanto emerge dal provvedimento firmato dal giudice Chiara Di Credico, esistono oggi i presupposti minimi per consentire alla società di tentare il risanamento. “Gli elementi rappresentati – si legge nel decreto – sono allo stato idonei a rendere non inverosimile la prospettiva di risanamento”, purché si concretizzino l’affidamento dei nuovi servizi e l’immissione di liquidità da parte del socio unico, il Comune di Catanzaro. Il Tribunale riconosce quindi il fumus boni iuris, cioè la plausibilità del percorso, ma lega la protezione concessa a una verifica costante e stringente.
Il piano industriale e il passaggio in Consiglio comunale
La decisione giudiziaria rende di fatto operativo il piano industriale approvato nelle scorse settimane dal Consiglio comunale di Catanzaro, con un voto a larga maggioranza e il solo dissenso del gruppo Azione. Il piano prevede l’affidamento in house alla Catanzaro Servizi di una serie di attività considerate più redditizie, dall’assistenza tecnica ai Rup alla gestione delle lampade votive, dalla manutenzione del verde urbano agli interventi sul piano viabile e sulle pertinenze stradali. Servizi che, secondo le stime illustrate in Aula, dovrebbero consentire alla municipalizzata di tornare progressivamente in equilibrio.
I numeri della crisi e l’obiettivo del risanamento
Il nodo resta la sostenibilità economica. La società, secondo quanto risulta dagli atti, deve fare i conti con un debito complessivo di circa 4,5 milioni di euro, maturato in un arco temporale lungo e attribuito, negli atti politici, a una gestione stratificata negli anni, con ulteriori criticità emerse nelle fasi più recenti. L’obiettivo dichiarato del piano è un percorso di risanamento decennale, in grado di generare utili complessivi per circa 3,5 milioni di euro, pari a circa 350mila euro l’anno. Le prime proiezioni indicano che i servizi già affidati potrebbero produrre circa 200mila euro annui, cifra che potrebbe crescere con l’attivazione degli altri affidamenti e con la riorganizzazione del personale.
Misure protettive sì, ma niente “corsie preferenziali”
Se lo scudo dai creditori è stato confermato fino al 28 aprile 2026, il Tribunale ha invece respinto tutte le richieste cautelari avanzate dalla società. Niente sospensione delle rate fiscali, niente blocco delle segnalazioni bancarie, niente ordine di rilascio del Durc. Secondo il giudice, la composizione negoziata non consente deroghe alle norme di legge, né può tradursi in ordini di facere a carico di enti o istituti di credito. “La protezione concessa – osserva il Tribunale – non può consistere in una modifica definitiva dei rapporti e dei diritti coinvolti”, ma serve esclusivamente ad accompagnare le trattative.
L’avvertimento finale: “La proroga solo con risultati concreti”
Il decreto si chiude con un monito esplicito. Eventuali proroghe delle misure protettive saranno valutate solo in presenza di gravi motivi e di un effettivo sviluppo delle trattative, documentato e certificato dall’esperto nominato. Il giudice ricorda inoltre il dovere di segnalare in ogni momento eventuali elementi incompatibili con il risanamento, aprendo così anche alla possibilità di una revoca anticipata dello scudo. Un via libera, dunque, ma a tempo e sotto osservazione, che segna un passaggio decisivo per il futuro della Catanzaro Servizi e per le famiglie che da quella società dipendono.









