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3 Marzo 2026
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Calabria
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I persiani di Calabria nella guerra invisibile: “Solo il popolo può insinuarsi nelle crepe del regime degli Ayatollah”

Canali sottotraccia, fondi e tecnologia che passano dai confini di Turchia e Azerbaigian: “La guerra psicologica è più efficace delle bombe, ma serve la spallata finale da Teheran”

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I persiani di Calabria, come quelli di tutte le altre regioni d’Italia e d’Europa del resto, non si limitano a guardare la crisi dal sofà piazzato davanti alle  tv all news di mezzo mondo, ma sono a loro modo operativi, si muovono con fare professionale, a mò di intelligence artigianale. E parlano poco, perché “non possiamo concedere vantaggi al regime, che ha occhi e collaboratori, anche insospettabili, dappertutto”.

Non è solo Teheran

Con alcuni di essi  abbiamo aperto un canale di dialogo in questi giorni tormentati da una  guerra che si espande secondo la logica della macchia d’olio, o di petrolio che dir si voglia. È incredibile quanto i ‘nostri’ persiani siano informati sulle sorti del loro paese, nonostante la spietata teocrazia degli Ayatollah abbia schermato ogni forma di comunicazione con il resto del mondo. L’Iran, tuttavia, non è solo Teheran: è un territorio vastissimo e tutt’altro che impenetrabile, data anche la sua particolare conformazione orografica.

Ci sono giovani che, a differenza dei loro genitori, non hanno mai messo piede nella terra di Ciro il grande, eppure sono agguerritissimi sul fronte dei collegamenti con la madre patria.

Sfruttando un network tanto capillare quanto sottotraccia, fanno arrivare dalla Turchia e dall’ Azerbagian, ma anche dal Turkmenistan, soldi, dispositivi tecnologici e risorse di vario genere con l’obiettivo di rianimare quella contro rivoluzione dal basso frustrata e fiaccata dal massacro operato dal regime all’inizio dell’anno.

La forza del popolo

“Americani e israeliani non possono, soprattutto per ragioni logistiche, permettersi in questo momento di pensare ad operazioni di terra, sebbene molti contesti siano infiltrati da forze speciali . L’unico esercito che può insinuarsi nelle crepe della dittatura è il popolo, sono i nostri coetanei “, ci dice Reza. Ed è proprio grazie ad uno dei tanti ponti di  comunicazione tra giovani iraniani, sostenuti dalla piattaforma Starlink, che emergono le notizie circa le divisioni interne alla spietata teocrazia. “La guerra psicologica, sempre secondo il ‘ calabrese’ Reza, si sta rilevando più efficace delle bombe che piovono dall’alto.

La spallata finale

Non esiste gerarca che si senta al sicuro, dopo le eliminazioni chirurgiche di Khamenei e dei 48 alti funzionari della catena di comando. Anche nella cerchia fanatica dei pasdaran si stanno aprendo finestre importanti. Ma esse potrebbero rinchiudersi in breve tempo, senza una reazione organizzata dell’opinione pubblica. A quanto ci risulta qualche moto si starebbe registrando nel sud del paese, ma è da Teheran che deve partire la spallata finale di popolo “.

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