Ci sarebbe stato un piano ben preciso sul traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali esportati con spedizioni transfrontaliere illegali e smaltiti illegalmente con una serie di attestazioni mendaci e violazioni di legge. E in questo programma criminale ciascuno avrebbe avuto un ruolo ben preciso in base alla carte dell’ordinanza del gip del Tribunale di Bari, che per competenza territoriale passano ai colleghi di Catanzaro e che ha portato Giosè Marchese ad essere destinatario di misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per 12 mesi e al sequestro preventivo dell’azienda Servizi Ecologici a lui riconducibile (LEGGI).
Rifiuti speciali trasformati illegalmente in speciali
Giosè Marchese e Pasqualino Caparrotta avrebbero elaborato e attuato una strategia accurata consistita nel ricevere rifiuti del ciclo urbano conferiti da numerosi comuni calabresi che, sottoposti esclusivamente ad operazioni di trattamento di preselezione e riduzione volumetrica, anziché ad un previo trattamento chimico – fisico – meccanico necessario a mutarne le caratteristiche originarie, ne avrebbero alterato illecitamente lo status in rifiuti speciali, al solo fine di essere illegalmente esportati, mediante quattro conseguenziali procedure transfrontaliere, nello Stato membro della Grecia, in concorso, con i pubblici ufficiali della Regione Calabria Gianfranco Comito, Gabriele Alitto, Clementina Torchia e Claudia Russo, preposti alle verifiche delle procedure di notifica generale richieste dalla Servizi Ecologici. In particolare Caparrotta, responsabile tecnico della Servizi Ecologici e referente delle spedizioni illegali avviate con la Ecoreset Sa, secondo le ipotesi di accusa, avrebbe agevolato il traffico transfrontaliero di rifiuti orchestrato dal proprio titolare Giosè Marchese, occultando le reali operazioni effettuate nell’impianto di Tarsia, predisponendo la documentazione amministrativa e le richieste di svincolo delle polizze fidejussorie a garanzie delle illecite spedizioni transfrontaliere. Sarebbe stato lui il punto di riferimento con i referenti dell’impianto di recupero della Ecoreset Sa, in particolare di un dipendente greco, nella risoluzione delle criticità sorta nel dossier documentale relativo alla notifica generale trasmesso dalla Regione Calabria all’autorità di destinazione estera, riguardante l’omessa attestazione dell’impianto di destinazione finale, dove espletare le operazioni di recupero dei rifiuti esportati, dossier successivamente falsificato con riporto a penna di colore differente rispetto all’originario documento.
Il ruolo di dirigenti e funzionari regionali
Gianfranco Comito, dirigente del settore del dipartimento Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria e firmatario delle determine dirigenziali, in concorso con le appartenenti al Rup Clementina Torchia e Claudia Russo, avrebbero rilasciato illecitamente le autorizzazioni regionali in violazione della propria funzione pubblica di controllo e monitoraggio delle procedure transfrontaliere, consentendo a Marchese di avviare l’esportazione di 7mila tonnellate di “scarti di selezione”, generati fittiziamente dalla raccolta di rifiuti urbani e in realtà destinati allo smaltimento. Gabriele Alitto, dirigente Uoa del dipartimento Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria e Russo, avrebbero rilasciato l’autorizzazione regionale di una procedura transfrontaliera, che avrebbe consentito a Marchese di esportare mille tonnellate di “scarti di selezione”. Ma c’è di più. Marchese, definito dall’accusa, l’istigatore e l’autore di false dichiarazioni e omissioni, Caparrotta, dipendente della Servizi Ecologici e addetto alla pratica di svincolo della polizza fidejussoria a garanzia delle spedizioni transfrontaliere e il dirigente Comito attestatore ai fini dell’autorizzazione allo svincolo della polizza, per conto della Regione Calabria, avrebbero falsamente attestato le avvenute operazioni finali di smaltimento/recupero non intermedio di mille tonnellate di rifiuti, simulando il regolare assolvimento degli obblighi di legge.
Rifiuti spediti impedendone la tracciabilità
Marchese e Caparrotta avrebbero effettuato spedizioni di selezione di rifiuti, provenienti dalla raccolta del ciclo urbano in violazione dalle linee guida del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Gestione di rifiuti speciali non conforme alla vigente autorizzazione rilasciata dalla Regione Calabria, stoccando quantitativi di “residui di selezione” superiori ai limiti imposti, impedendo la ricostruzione della tracciabilità, dei rifiuti in ingresso e delle relative operazioni di trattamento meccanico, tali da rendere anonimi e non determinabili gli scarti di lavorazione conseguenzialmente generati e successivamente esportati nell’impianto greco della Ecoreset Sa. Come? Marchese e Caparrotta avrebbero detenuto la contabilità ambientale delle operazioni di carico e scarico dei rifiuti, in modo che non fosse possibile ricostruire la tracciabilità degli scarti di selezione destinati all’impianto di recupero intermedio della Ecoreset Sa e violando le regole sulla trasparenza e tracciabilità dei rifiuti, avrebbero ricevuto ulteriori residui di selezione da terzi impianti, confluendoli nei residui generati dal trattamento di rifiuti che la Servizi Ecologici riceveva da diversi comuni calabresi in veste di soggetto delegato e subdelegato, così precludendo ed impedendo la ricostruzione della natura e provenienza dei rifiuti ad origine.
Le omissioni e i falsi
Un sfilza di omissioni e falsi messi nero su bianco nel carteggio del gip: avrebbero omesso di trattare separatamente i singoli materiali, componenti le parti di rifiuti urbani, che mescolavano, attribuendo un falso codice al fine di conseguire l’apparente conformità a quanto attestato nelle autorizzazioni, mentendo sul contenuto del documento di notifica precedentemente trasmesso dalla Regione Calabria all’autorità di destinazione estera, allo scopo di rendere apparentemente lecita la procedura autorizzativa in via di approvazione da parte dello stesso Ministero greco, mediante l’alterazione delle informazioni originariamente dichiarate “Operazioni di smaltimento/recupero”. E aggiungendo manualmente e strumentalmente il codice dell’operazione di recupero finale, avrebbero presentato all’autorità di spedizione della regione Calabria, il contratto stipulato a gennaio 2021 sottoscritto da Marchese con il referente dell’impianto di recupero intermedio Ecoreset sa., disattendendo l’obbligo giuridico di indicare le informazioni aggiuntive obbligatoriamente previste nei casi di conferimenti all’estero dei rifiuti destinati ad operazioni intermedie di recupero, “rei” di attestazioni mendaci “nella dichiarazione sostitutiva di analisi rifiuto sulla conformità chimico-fisica dei rifiuti destinati alle operazioni di recupero all’estero, allegando il certificato di prova dal quale però, emergeva, in realtà, la non compatibilità con l’operazione di recupero. Quei rifiuti andavano messi in discarica.









