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4 Marzo 2026
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Liste d’attesa, il nuovo (ambizioso) piano della Regione: visite urgenti in 72 ore e ambulatori aperti fino alle 20

Occhiuto approva il programma 2025-2027 per ridurre i tempi della sanità: più controlli su prescrizioni, Cup unico regionale e obbligo per le Asp di garantire le prestazioni nei tempi stabiliti

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La promessa è sempre la stessa: ridurre le liste d’attesa. Ma questa volta la Regione Calabria prova a trasformare lo slogan in un piano operativo vero e proprio. Con il decreto del commissario ad acta n. 42 del 27 febbraio 2026 la struttura commissariale guidata dal presidente Roberto Occhiuto ha approvato il nuovo Piano regionale di governo delle liste di attesa 2025-2027, il documento che dovrà stabilire regole, controlli e organizzazione della sanità calabrese nei prossimi tre anni.

Quarantuno pagine di norme tecniche e linee operative che nascono da una constatazione semplice: il problema delle attese è diventato una delle principali criticità del Servizio sanitario regionale. Non è solo una questione di organizzazione interna. È un tema che riguarda direttamente i diritti dei cittadini, perché i tempi per una visita o un esame diagnostico determinano spesso la possibilità stessa di curarsi. Il piano nasce per adeguare la Calabria al nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2025-2027, ma dentro le pagine del documento emerge soprattutto il tentativo di costruire una filiera regionale di controllo delle prenotazioni, delle prescrizioni e delle prestazioni sanitarie.

Il sistema regionale che controllerà le attese

Il nuovo piano introduce un sistema organizzativo che ha anche un nome preciso: SiRGLAC, il Sistema regionale di governo delle liste d’attesa della Calabria. Si tratta di una rete che dovrà coordinare tutte le attività legate alle prenotazioni sanitarie, dalla prescrizione del medico fino all’erogazione della prestazione. Nel sistema entrano il commissario per la sanità, il Dipartimento regionale salute, Azienda Zero, le Asp provinciali e le aziende ospedaliere, con l’obiettivo di costruire un modello unico di governo delle liste capace di monitorare costantemente domanda e offerta di prestazioni.

Il piano parte da una premessa molto chiara: abbattere le liste d’attesa non dipende soltanto dall’organizzazione delle prenotazioni, ma anche da fattori strutturali come la disponibilità di medici, infermieri e operatori sanitari. Per questo la Regione individua una serie di azioni di governo che devono partire a monte del sistema: analizzare la domanda di prestazioni e la appropriatezza prescrittiva, valutare il fabbisogno reale dei servizi sanitari, definire l’offerta delle prestazioni e garantire l’integrazione tra pubblico e privato accreditato, monitorando costantemente i tempi di attesa e l’equilibrio tra attività istituzionale e libera professione intramoenia. In questo quadro un ruolo centrale viene affidato al Ruas, il Responsabile unico regionale dell’assistenza sanitaria, che dovrà trasmettere periodicamente al Ministero della Salute i dati sui tempi di attesa e segnalare eventuali criticità del sistema.

Il nuovo modello della sanità territoriale

Il piano regionale parla esplicitamente di “nuovo paradigma del sistema di offerta”. In sostanza si prova a costruire una sanità che utilizzi tutte le strutture disponibili e che sfrutti anche gli strumenti introdotti dal PNRR, come le Case della comunità, la telemedicina e le nuove reti territoriali.

La programmazione delle prestazioni dovrà essere collegata all’analisi della domanda reale dei cittadini, mentre l’offerta sanitaria dovrà integrare pubblico, privato accreditato e nuovi modelli di presa in carico, comprese le farmacie dei servizi e le prestazioni a distanza come televisite, telemonitoraggio e teleconsulti. Allo stesso tempo la Regione punta sulla gestione informatizzata delle liste d’attesa, con il rafforzamento della piattaforma regionale ReCUP e il collegamento con il sistema nazionale di monitoraggio.

Le visite urgenti entro 72 ore

Uno dei punti più concreti del piano riguarda la classificazione delle priorità. Le prescrizioni mediche dovranno indicare obbligatoriamente la classe di urgenza, che stabilisce entro quanto tempo la prestazione deve essere erogata. Il sistema prevede quattro livelli: U urgente entro 72 ore, B breve entro 10 giorni, D differibile entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami diagnostici, P programmata entro 120 giorni.

Si tratta degli standard nazionali che ora la Regione intende applicare in modo uniforme su tutto il territorio, con l’obiettivo dichiarato di garantire che almeno il 90 per cento delle prestazioni venga erogato entro i tempi previsti per ogni classe di priorità.

Il piano individua due ambiti principali su cui intervenire. Il primo riguarda le prestazioni di specialistica ambulatoriale, cioè visite ed esami diagnostici, che rappresentano il problema più frequente per i cittadini. Il secondo ambito riguarda invece le prestazioni di ricovero programmato, in particolare gli interventi chirurgici, per i quali saranno sviluppati sistemi di prenotazione informatizzati con l’obiettivo di programmare meglio le risorse ospedaliere e monitorare in modo trasparente i tempi di attesa.

Le prestazioni più critiche

Dentro il piano compare anche una fotografia delle prestazioni che oggi registrano le maggiori difficoltà. I dati regionali mostrano forti differenze tra le diverse specialità. Alcune visite riescono a rispettare quasi sempre i tempi previsti, mentre altre presentano percentuali molto più basse. Tra gli esempi più evidenti emergono alcune visite ginecologiche, ortopediche e di chirurgia vascolare, ma anche diverse risonanze magnetiche e prestazioni diagnostiche complesse, per le quali il rispetto degli standard scende anche sotto il cinquanta per cento dei casi. Un dato che conferma quanto il problema delle liste d’attesa sia ancora strutturale nel sistema sanitario calabrese.

Il nodo delle prescrizioni inappropriate

Una parte consistente del piano è dedicata al tema dell’appropriatezza prescrittiva, cioè alla verifica che ogni esame o visita prescritta sia realmente necessario. Secondo la Regione una quota rilevante delle liste d’attesa nasce proprio da prescrizioni non appropriate o ripetute inutilmente. Per questo il piano rafforza l’utilizzo dei Rao, i raggruppamenti di attesa omogenei, strumenti che collegano il sospetto diagnostico alla classe di priorità assegnata alla prestazione. L’obiettivo è evitare richieste non necessarie e ridurre la pressione sulle agende delle strutture sanitarie.

Stop alle agende chiuse e più controlli sull’intramoenia

Tra le criticità più segnalate dai cittadini c’è la chiusura delle agende di prenotazione, pratica che negli anni ha spesso impedito di fissare una visita attraverso il sistema pubblico. Il nuovo piano introduce un divieto esplicito: le agende delle prestazioni sanitarie non potranno essere chiuse, né nelle strutture pubbliche né in quelle private accreditate. Tutta l’offerta dovrà essere inserita nel CUP regionale, in modo da garantire trasparenza e accessibilità delle prenotazioni.

Un capitolo delicato riguarda anche il rapporto tra attività istituzionale e libera professione intramuraria. Il piano stabilisce che non possono esistere squilibri tra le liste d’attesa per le prestazioni pubbliche e quelle per le visite private svolte dagli stessi medici. Se i tempi della sanità pubblica diventano troppo lunghi rispetto a quelli dell’attività privata, le aziende sanitarie dovranno intervenire per riequilibrare il sistema.

Ambulatori aperti fino alle 20

Per aumentare l’offerta di prestazioni il piano prevede anche un ampliamento degli orari di attività. Gli ambulatori potranno restare aperti fino alle 20 nei giorni feriali e, quando possibile, anche nei giorni prefestivi o festivi. L’obiettivo è sfruttare al massimo le apparecchiature diagnostiche e ridurre il numero di prestazioni non erogate per mancanza di disponibilità nelle agende.

La vera sfida: trasformare il piano in risultati

Sulla carta il Piano regionale di governo delle liste d’attesa 2025-2027 rappresenta uno dei tentativi più strutturati degli ultimi anni per affrontare uno dei problemi cronici della sanità calabrese. Lo stesso documento lo riconosce apertamente: ridurre i tempi di attesa è un obiettivo prioritario sia per l’organizzazione del servizio sanitario sia per il diritto dei cittadini ad accedere alle prestazioni previste dai livelli essenziali di assistenza. Ma il piano ammette anche che non esistono soluzioni semplici, e che il problema delle liste d’attesa richiede interventi complessi e coordinati su tutta la filiera sanitaria, dalla prescrizione alla prestazione finale. La sfida vera, dunque, non sarà scrivere nuove regole. Sarà farle funzionare. Perché nella storia della sanità calabrese non sono mancati piani e programmi. Quello che spesso è mancato è la capacità di trasformarli in risultati concreti per i cittadini.

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