Quindici violazioni della sorveglianza speciale nell’arco del 2025. È questo il dato che aveva portato più volte davanti ai giudici Domenico Pugliese, 29 anni, di Zungri, destinatario di una serie di provvedimenti cautelari nel corso dell’ultimo anno. Le contestazioni riguardano 15 violazioni delle prescrizioni imposte dalla misura di prevenzione, tutte commesse nel corso dell’ultimo anno e ritenute tra loro collegate dagli inquirenti. Una sequenza di episodi che aveva determinato l’adozione di più misure cautelari nel giro di poche settimane, fino all’aggravamento della misura con il trasferimento in carcere. Una vicenda giudiziaria che, però, ha trovato ora un punto di svolta davanti al Tribunale del Riesame di Catanzaro.
Gli arresti tra agosto e ottobre
La sequenza dei provvedimenti cautelari era iniziata il 4 agosto 2025, quando Pugliese era stato arrestato per una prima violazione della misura di sorveglianza speciale. Pochi giorni dopo, il 10 agosto 2025, era arrivato un secondo arresto, con l’applicazione della misura degli arresti domiciliari. La vicenda si era ulteriormente complicata il 14 ottobre 2025, quando nei confronti del 29enne era stata emessa una nuova ordinanza cautelare per fatti ritenuti collegati alle precedenti violazioni. Secondo la ricostruzione accusatoria, tutte le contestazioni riguardavano condotte riconducibili allo stesso contesto e allo stesso periodo temporale.
L’aggravamento della misura e il trasferimento in carcere
La situazione si era aggravata nei mesi successivi. Secondo quanto contestato, durante la misura degli arresti domiciliari Pugliese avrebbe commesso ulteriori violazioni delle prescrizioni, circostanza che aveva portato al provvedimento di aggravamento della misura cautelare. Il 22 febbraio scorso il 29enne era stato quindi condotto nella casa circondariale di Vibo Valentia.
Il ricorso dei difensori e la questione dei termini
A impugnare i provvedimenti cautelari sono stati i difensori di fiducia, gli avvocati Diego Brancia e Giuseppe Bruno, che hanno presentato appello cautelare al Tribunale della Libertà di Catanzaro. La difesa ha sollevato una questione centrale: la decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. Secondo i legali, infatti, le varie misure erano state applicate per fatti tra loro strettamente connessi, circostanza che impedirebbe di “azzerare” ogni volta i termini custodiali attraverso nuove ordinanze. In sostanza, la difesa ha richiamato il principio giuridico che vieta le cosiddette “contestazioni a catena” o “a grappolo“, cioè la possibilità di contestare separatamente episodi collegati allo stesso contesto per prolungare la custodia cautelare oltre i limiti previsti dalla legge.
La decisione del Tribunale del Riesame
Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha accolto le doglianze difensive. I giudici hanno ritenuto fondata l’eccezione relativa alla decorrenza dei termini di fase della custodia cautelare, tenendo conto che i diversi provvedimenti cautelari riguardavano episodi tra loro collegati. Da qui la decisione di disporre la scarcerazione completa di Domenico Pugliese.









