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9 Marzo 2026
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Giustizia, “i veri problemi e le ragioni del No”: l’appello di Madeo e Campana

Per il segretario cittadino del Pd di Corigliano Rossano e il portavoce regionale di Europa Verde/Avs “la riforma non affronta i nodi reali del sistema giudiziario: i processi restano lenti e tribunali sotto organico"

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Il vero problema della giustizia italiana non è quello che spesso emerge nel dibattito pubblico. A sostenerlo sono Francesco Madeo, segretario del Partito Democratico di Corigliano Rossano, e Giuseppe Campana, portavoce regionale di Europa Verde/Alleanza Verdi e Sinistra, che intervengono nel confronto politico sulla riforma della giustizia invitando i cittadini a votare No al referendum del 22 e 23 marzo.
Secondo i due dirigenti politici, prima di discutere qualsiasi cambiamento del sistema giudiziario è necessario partire da una domanda molto semplice: qual è davvero oggi il problema della giustizia italiana?

I nodi irrisolti della giustizia italiana

Chi vive ogni giorno il sistema giudiziario – cittadini, imprese e avvocati – conosce bene le criticità principali. La durata dei processi, la carenza di personale negli uffici giudiziari, tribunali spesso sotto organico e strutture non sempre adeguate rappresentano le difficoltà più concrete. Problemi che incidono direttamente sulla vita delle persone e sulla fiducia nelle istituzioni.
Secondo Francesco Madeo, però, la riforma su cui gli italiani sono chiamati a esprimersi non interviene su nessuno di questi nodi strutturali.
“Quando parliamo di giustizia dobbiamo partire da una domanda semplice: qual è oggi il vero problema della giustizia italiana? Chi vive il sistema giudiziario lo sa bene. Le difficoltà principali sono la durata dei processi – spiegano Campana e Madeo – la carenza di personale negli uffici giudiziari e tribunali spesso sotto organico. Sono questi i problemi che incidono concretamente sulla vita delle persone e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Eppure la riforma su cui si chiede agli italiani di esprimersi non interviene su questi nodi strutturali. Non riduce la durata dei processi, non rafforza gli organici dei tribunali e non affronta i problemi organizzativi della giustizia”.

Il tema delle sanzioni ai magistrati

Nel dibattito pubblico viene spesso ripetuta un’altra tesi: quella secondo cui i magistrati non verrebbero puniti quando sbagliano. Una rappresentazione che, secondo i promotori del No, non corrisponde alla realtà.
L’ordinamento italiano prevede infatti sanzioni disciplinari che vanno dal richiamo fino alla sospensione o alla rimozione dall’incarico, e l’azione disciplinare può essere avviata sia dal Procuratore generale sia dal Ministro della Giustizia. “Si sente spesso dire che oggi i magistrati non vengono puniti quando sbagliano. In realtà non è così – sottolineano Madeo e Campana -. L’ordinamento italiano prevede già sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati, dal richiamo fino alla sospensione o alla rimozione dall’incarico. L’azione disciplinare può essere promossa sia dal Procuratore generale sia dal Ministro della Giustizia. Questo dimostra che un sistema di controllo esiste già. Il vero problema della giustizia italiana non è l’assenza di regole o sanzioni, ma la mancanza di risorse, personale e organizzazione, che incide direttamente sui tempi dei processi”.

Il dibattito pubblico e gli slogan

Nel confronto politico, spiegano Madeo e Campana, vengono spesso utilizzate immagini simboliche o semplificazioni che poco hanno a che fare con il funzionamento reale della giustizia. Tra queste, la narrazione dei magistrati che “prendono il caffè insieme al bar”.
“È un’immagine che non ha nulla a che vedere con il funzionamento reale della giustizia – spiegano -. In un tribunale è normale che chi lavora nello stesso edificio si incontri negli spazi comuni. Questo non incide sull’amministrazione della giustizia, che è regolata da procedure rigorose, garanzie processuali e dal controllo dei diversi gradi di giudizio”.

Il nodo del sorteggio nel Consiglio superiore della magistratura

Un altro punto centrale della riforma riguarda il meccanismo di sorteggio per la scelta di alcuni componenti del Consiglio superiore della magistratura.
A prima vista potrebbe sembrare un sistema neutrale, ma secondo Giuseppe Campana il meccanismo previsto non garantisce lo stesso equilibrio tra le diverse componenti. “Il problema è che il sorteggio non avviene nello stesso modo per tutti – rimarcano i rappresentanti di Avs e del Pd -. I componenti indicati dalla politica vengono scelti da una lista ristretta di nomi previamente selezionata, mentre per i magistrati il sorteggio avviene nell’intera platea dei magistrati italiani. Se vogliamo spiegarlo con un esempio semplice, è come avere due urne: nella prima ci sono dieci nomi scelti in anticipo, nella seconda ci sono migliaia di nomi di tutti i magistrati italiani. È evidente che il sorteggio non produce lo stesso equilibrio.
Secondo il portavoce regionale di Avs ed il segretario del Pd ionico, il rischio è che questo sistema finisca per incidere sulla composizione degli organi di autogoverno della magistratura, aumentando di fatto il peso della politica. “Il rischio è che, invece di garantire imparzialità, questo meccanismo finisca per incidere sugli equilibri interni degli organi di autogoverno della magistratura, rafforzando indirettamente il controllo politico su istituzioni che la Costituzione ha voluto autonome”.

Il voto “al buio” sulle regole future

Un altro elemento critico riguarda il fatto che la riforma rinvia a leggi successive molte delle norme che dovranno regolare concretamente il Consiglio superiore della magistratura.
In altre parole, secondo Campana e Madeo, ai cittadini verrebbe chiesto di esprimersi senza conoscere nel dettaglio le regole future.
“Questa riforma rimanda l’adeguamento delle leggi sul Consiglio superiore della magistratura ad altre leggi che dovranno essere approvate successivamente», sottolineano -. Significa chiedere un voto al buio, perché molte delle regole concrete saranno definite solo dopo dal Parlamento”.
Il tema assume un peso ancora maggiore se inserito nel contesto delle altre riforme istituzionali in discussione.
“Quando si interviene contemporaneamente sulle regole della rappresentanza politica e sugli equilibri degli organi che garantiscono l’autonomia della magistratura, diventa inevitabile interrogarsi sul quadro complessivo che si sta costruendo”.

L’equilibrio tra i poteri dello Stato

Per i due esponenti politici il punto centrale riguarda il sistema di pesi e contrappesi previsto dalla Costituzione, che garantisce l’indipendenza della magistratura. La Costituzione ha costruito con grande attenzione un sistema di equilibri per garantire l’indipendenza della magistratura e la tutela dei cittadini davanti alla legge. Intervenire su questi equilibri richiede grande prudenza, perché si tratta di una delle garanzie fondamentali dello Stato di diritto”.
Il rischio, secondo questa lettura, sarebbe quello di modificare gli equilibri tra i poteri dello Stato senza risolvere i problemi concreti della giustizia.

L’invito al voto

Per Madeo e Campana, il sistema giudiziario italiano avrebbe bisogno di riforme di natura diversa: più personale nei tribunali, maggiore organizzazione, più investimenti e interventi seri sulla durata dei processi. “L’obiettivo deve essere una giustizia più veloce, più efficiente e più vicina ai cittadini. La Costituzione si cambia per garantire la democrazia e migliorare la vita delle persone, non per gli interessi della politica o di una parte della politica”. Da qui l’invito rivolto agli elettori. “Per queste ragioni invitiamo i cittadini a partecipare, a informarsi e il 22 e 23 marzo votare No, per difendere l’equilibrio dei poteri previsto dalla nostra Costituzione e aprire finalmente una stagione di riforme utili per la giustizia italiana e per i cittadini”.

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