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9 Marzo 2026
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“Nel deserto della fragilità Dio fa sgorgare la vita”, le reliquie di Santa Bernadette accolte a Lamezia Terme  (FOTO)

Il vescovo Serafino Parisi: “La speranza non delude. Anche nella malattia il Signore non ci abbandona, ma fa scorrere la linfa vitale dell'esistenza"

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La chiesa del Rosario di Lamezia Terme ha accolto con intensa partecipazione spirituale l’arrivo delle reliquie di Santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes. In occasione della celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo monsignor Serafino Parisi, la comunità si è raccolta attorno a un segno di fede che richiama la spiritualità di Lourdes, luogo dove la speranza e la preghiera incontrano spesso la sofferenza e la fragilità umana.

Nel corso dell’omelia il presule ha offerto una profonda riflessione sul simbolo dell’acqua, segno della presenza di Dio nella vita dell’uomo.  “Nel progetto, nel dinamismo creativo di Dio, terra e acqua messe insieme formano l’uomo e diventano il segno evidente del passaggio di Dio dentro la vostra vita”, ha affermato il vescovo.

L’acqua di Dio nella fragilità dell’uomo

Richiamando la condizione umana segnata da limiti e debolezze, Parisi ha sottolineato come proprio nella fragilità si manifesti la presenza vitale di Dio.

Lamezia Terme reliquia Bernadette tre

“Nella nostra fragilità, nella terra della nostra vita, l’acqua è segno della presenza vitale del Signore. Quella terra ha vita perché è bagnata dall’acqua di Dio”.

Il vescovo ha ricordato come Santa Bernadette stessa abbia attinto alla sorgente della misericordia divina:  “Anche Santa Bernadette si è abbeverata a questo pozzo immenso della misericordia e della tenerezza di Dio, manifestata nella purezza di Maria. E per questo è diventata messaggera di una parola che è parola di speranza”.

Un messaggio che si riflette soprattutto nella realtà dei malati che si recano a Lourdes: “Molti tornano a casa con la stessa malattia, ma con una consapevolezza diversa: che il Signore dentro la terra della nostra fragilità fa sgorgare l’acqua pura che alimenta la nostra esistenza”.

“La speranza non delude”

Riprendendo il brano della Lettera ai Romani, il presule ha richiamato il fondamento cristiano della speranza: “La speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo”.

Una presenza che sostiene il cammino umano anche quando appare incerto: “La nostra vita è riempita dallo Spirito del Signore che nutre la speranza e ci fa andare avanti, magari traballanti, magari sostenuti da altri, ma sempre con la certezza di essere costantemente amati dal Signore”.

Il Dio che perdona e non condanna

Prendendo spunto dalle letture del giorno, il vescovo ha evidenziato il volto misericordioso di Dio: “Il Dio di Gesù Cristo non è il Dio che punisce, ma il Dio che perdona; non è il Dio che castiga, ma il Dio che è sempre pronto a donare la vita”.

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Anche nel deserto dell’esistenza, ha aggiunto, Dio non abbandona l’uomo: “Nel deserto della vita, anche quando gridiamo contro di Lui, il Signore ci dà l’acqua che significa che non ci lascia soli”.  Il riferimento è all’episodio biblico di Mosè, quando dalla roccia scaturisce l’acqua che salva il popolo assetato.

La solitudine della Samaritana e quella dei social

Un altro passaggio dell’omelia ha richiamato il Vangelo della Samaritana al pozzo, simbolo di un’umanità alla ricerca di senso: “Questa donna, in mezzo a tante relazioni, stava vivendo la propria solitudine”, ha osservato Parisi.

Una situazione che, secondo il vescovo, ricorda anche la società contemporanea: “Un po’ come accade oggi con i social, che ci danno l’illusione di tessere rapporti con il mondo intero, mentre spesso restiamo soli”.

Nel dialogo con Gesù, però, la Samaritana sperimenta l’accoglienza: “Non si è sentita giudicata, ma capita, accolta e perdonata”.  Da quell’incontro nasce una missione: annunciare agli altri il Messia.

L’incontro con Cristo che cambia la vita

Secondo il vescovo, l’esperienza del perdono è una vera immersione nella sorgente dell’acqua viva: “Questa esperienza del perdono è l’immersione nella fonte dell’acqua della vita”.  E aggiunge un tratto decisivo della testimonianza cristiana: “Una volta incontrato il Signore, il nostro compito è portare l’annuncio di Gesù e poi sparire”.  Proprio come accade alla Samaritana nel racconto evangelico: “Cercava acqua ed è diventata per altri un grande pozzo dal quale bere l’acqua viva”.

Il ringraziamento dell’Unitalsi

Al termine della celebrazione, animata dall’Unitalsi, è intervenuto don Giuseppe Gigliotti, vice parroco della chiesa del Rosario e assistente diocesano dell’associazione.  Il sacerdote ha ricordato il significato autentico delle reliquie: “Le reliquie non sono talismani, ma la presenza invisibile di una fanciulla che, con la sua semplicità disarmante, ha scritto una pagina bellissima di fede”.

Don Gigliotti ha inoltre espresso gratitudine al vescovo Parisi per il lavoro pastorale nella diocesi e per la costante vicinanza all’Unitalsi, soprattutto nel sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie.

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