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11 Marzo 2026
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Meloni al Senato: “L’Italia non è in guerra”. Stretta del Governo contro la speculazione sui carburanti

In Aula a Palazzo Madama, la Premier chiarisce la posizione italiana sulla crisi in Medio Oriente: nessun coinvolgimento militare contro l'Iran e avviso ai naviganti sui prezzi dei distributori. Bipartisan il cordoglio per la strage delle bambine di Minab.

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La crisi in corso è definita da Giorgia Meloni come “una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni”, scaturita da minacce che ignorano il perimetro del diritto internazionale. In questo scenario, la Presidente del Consiglio ha marcato una linea netta rispetto alle operazioni condotte da Stati Uniti e Israele contro il regime di Teheran: “È un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte. Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”.

Respingendo le accuse di isolamento in Europa o di complicità decisionale, la Premier ha rivendicato l’autonomia delle scelte italiane, paragonando la gestione delle basi militari a quella spagnola: gli accordi bilaterali restano validi per le attività ordinarie, ma ogni eventuale richiesta di utilizzo per attacchi diretti passerebbe al vaglio del Governo e del Parlamento. Ad oggi, ha rassicurato Meloni, “non è pervenuta alcuna richiesta” per l’uso delle basi USA sul suolo nazionale.

Carburanti: accise mobili e pugno duro contro i “furbi”

Sul fronte interno, la preoccupazione principale riguarda le ricadute economiche, in particolare l’impennata dei prezzi dell’energia. Meloni ha lanciato un monito diretto agli speculatori: “Consiglio prudenza. Faremo tutto il possibile per impedire che si speculi sulla crisi, compreso recuperare i proventi con una maggiore tassazione delle aziende responsabili”.

Due le contromisure tecniche annunciate: Accise mobili: Il Governo è pronto ad attivare il meccanismo per sterilizzare gli aumenti se i prezzi dovessero stabilizzarsi verso l’alto. Deroga ETS: In sede europea, l’Italia chiede di sospendere l’applicazione del sistema di scambio delle quote di emissione (Ets) alla produzione di energia termoelettrica per abbassare le bollette.

La strage di Minab e la tensione in Libano

Un raro momento di unità tra maggioranza e opposizione si è registrato quando la Premier ha ricordato la “strage delle bambine” avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran. “Va preservata l’incolumità dei civili”, ha affermato Meloni incassando un applauso bipartisan.

Riguardo al Libano, la situazione rimane critica. Meloni ha definito “scellerata” l’ipotesi di una nuova guerra contro Israele, ma ha rivolto un appello fermo a Benjamin Netanyahu: la sicurezza degli oltre mille soldati italiani della missione Unifil deve essere garantita senza eccezioni, nonostante il diritto di Israele a difendersi dagli attacchi di Hezbollah.

Le opposizioni si dividono sulle risoluzioni

Nonostante l’appello della Premier alla coesione nazionale, le opposizioni si sono presentate al voto divise. Pd, M5S e Avs hanno depositato tre documenti distinti: PD: Chiede impegni urgenti per un cessate il fuoco immediato e il divieto assoluto di uso delle basi italiane per attacchi all’Iran. AVS: Punta sulla de-escalation strutturata e sul rispetto del diritto umanitario. M5S: Impegna il governo a condannare ogni azione militare unilaterale che violi l’articolo 11 della Costituzione.

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