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11 Marzo 2026
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Vertenza ex Abramo, fumata grigia a Roma: il Ministero prende tempo sulla cassa integrazione

Rinvio a domani per la decisione sugli ammortizzatori sociali per i lavoratori di Konecta R. L'azienda denuncia un buco da 6 milioni e solo due mesi di autonomia operativa, mentre la Regione Calabria promette nuovi fondi per salvare il progetto di digitalizzazione.

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Tutto rimandato a domani, giovedì 12 marzo. È questa la data cerchiata in rosso per il destino degli 850 lavoratori ex Abramo Customer Care, oggi in forza a Konecta R. L’esame congiunto tenutosi ieri a Roma presso il Ministero del Lavoro si è concluso con un nulla di fatto, portando i funzionari governativi a richiedere ulteriori 48 ore di riflessione prima di deliberare sulla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS).

Al vertice hanno preso parte l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese, i vertici aziendali e le segreterie nazionali e regionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Ugl Telecomunicazioni, insieme alle Rsa dei siti produttivi calabresi di Crotone, Rende e Settingiano.

I numeri della crisi: disavanzo e scarse commesse

Il quadro delineato da Konecta R durante il confronto è apparso critico. L’azienda ha confermato un disavanzo di gestione di circa 6 milioni di euro, lamentando una mole di lavoro, legata alla digitalizzazione delle cartelle sanitarie regionali, sufficiente a coprire soltanto le prossime 8-9 settimane.

Una situazione di oggettiva sofferenza che, secondo i vertici societari, renderebbe indispensabile il ricorso alla CIGS per evitare il collasso finanziario e il rischio di insolvenza nel pagamento degli stipendi. Di contro, la Regione Calabria ha tentato di rassicurare le parti annunciando la disponibilità a stanziare ulteriori fondi sul progetto e l’imminente erogazione di incentivi già approvati, manovre che potrebbero mitigare sensibilmente il passivo accumulato.

Il fronte sindacale: “La cassa non sia il fine ultimo

I sindacati, pur riconoscendo l’importanza del progetto di dematerializzazione che ha dato respiro a centinaia di famiglie, hanno espresso forti riserve sulla strategia a lungo termine. Per le sigle di categoria, l’ammortizzatore sociale può essere accettato solo come strumento transitorio: “Potrebbe rappresentare un mezzo attraverso cui raggiungere quel risultato, ma non può essere il fine ultimo“, hanno dichiarato unitariamente, avvertendo che la CIGS da sola “porterebbe esclusivamente a prolungare una condizione di incertezza inaccettabile“.

L’obiettivo dei rappresentanti dei lavoratori rimane una soluzione definitiva che garantisca stabilità a un bacino occupazionale già stremato da anni di vertenze estenuanti. La giornata di domani dirà se le rassicurazioni economiche della Giunta Occhiuto basteranno a sbloccare l’impasse o se si aprirà una nuova fase di ammortizzatori sociali per i lavoratori del settore call center.

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