L’Aula della Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla crisi in Iran e sul prossimo Consiglio europeo. Il testo ha ottenuto 196 voti favorevoli, 122 contrari e 3 astenuti.
La giornata parlamentare si è però chiusa con uno scontro politico acceso tra governo e opposizioni, che ha fatto saltare anche l’ipotesi di un tavolo di confronto a Palazzo Chigi.
L’apertura al dialogo e il gelo delle opposizioni
Al Senato Meloni aveva lanciato un appello alla “coesione nazionale”, proponendo un incontro con le opposizioni per affrontare la crisi internazionale.
La proposta è stata accolta con scetticismo dal centrosinistra. Il leader del M5s Giuseppe Conte ha parlato di una possibile “sfilata a Palazzo Chigi”, mentre la segretaria del Pd Elly Schlein ha attaccato la premier: “Presidente Meloni, posi la clava: l’Italia non merita la lotta nel fango”.
La posizione del governo sulla guerra
Nel suo intervento Meloni ha definito l’azione di Stati Uniti e Israele un intervento unilaterale fuori dal diritto internazionale, ribadendo però che l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare.
La premier ha sottolineato che l’Italia non è coinvolta nel conflitto e non intende entrarvi, puntando a riportare la crisi su un terreno diplomatico. In questa direzione, al G7 l’Italia proporrà un confronto con i Paesi del Golfo.
Lo scontro con il Pd sugli Stati Uniti
Durante la replica alla Camera i toni si sono alzati. Meloni ha accusato il Pd di “strabismo” nei confronti degli Stati Uniti.
“Dite viva gli americani che hanno liberato l’Europa dal nazifascismo ma non quelli che liberano altri popoli da una dittatura”, ha affermato.
Conte ha replicato accusando la premier di mancanza di coraggio e di “schiena dritta”, mentre Schlein ha chiesto al governo di dichiarare esplicitamente che l’Italia non sosterrà attacchi contrari al diritto internazionale.
Energia e sicurezza nel Golfo
Nel dibattito Meloni ha affrontato anche le conseguenze economiche della crisi, a partire dal rischio di nuovi aumenti dei carburanti, assicurando che il governo è pronto a intervenire contro eventuali speculazioni.
Prudenza invece su un possibile coinvolgimento militare nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico petrolifero: l’esecutivo valuta le opzioni per garantire la libertà di navigazione senza esporre l’Italia al rischio di un coinvolgimento diretto nel conflitto.








