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12 Marzo 2026
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Calabria
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Reggio e le primarie che fanno tremare tutti: il centrosinistra riscopre la democrazia, il centrodestra scopre di non avere candidati

Domenica si vota per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra reggino. Un appuntamento che scuote Roma, imbarazza il centrodestra e può ridare vita a un Pd calabrese che ha disperatamente bisogno di ritrovare se stesso

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Definirle primarie del centrosinistra è un pò troppo, dato che i tre sfidanti sono legati da un pedigree dem, sta di fatto che si annunciano già come una bella prova di democrazia in una Reggio Calabria le cui imminenti elezioni amministrative sono viste come un test politico dalla indubbia valenza nazionale.

Lo sanno anche i segretari nazionali del centrodestra che temono una sottovalutazione dell’appuntamento da parte di qualche dirigente affetto da presunzione patologica e padronale, che ha garantito a Meloni, Tajani e Salvini una vittoria certa, salvo non avere un nome davvero competitivo da spendere, a meno di non voler considerare vincenti figure a carisma zero come quelle che circolano nel centrodestra reggino. In attesa che Roma assuma la guida diretta dei processi di scelta interni alla alleanza di governo reggina, piena di voti ma senza leader, l’attenzione è puntata sulle urne del fine settimana.

Il confronto tra Battaglia, Muraca e Canale

Una festa democratica, alla quale gli altri pezzi importanti dell’ex campo largo, M5s e Avs, hanno deciso di non prendere parte, come avrebbero dovuto e potuto, soprattutto i pentastellati, i quali della democrazia diretta avevano fatto un loro elemento costitutivo. Ma tant’è.

Ora conta l’esito del confronto elettorale di domenica tra Domenico Battaglia (Pd), l’ex assessore comunale e consigliere regionale Giovanni Muraca, espressione di Italia Viva, Casa riformista, e Massimo Canale, indicato dal movimento civico “Onda orange”. Era da più di un decennio che non si ricorreva alla scrematura delle primarie.

Lo strumento che spaventa le nomenclature

Un fatto importante, che può rilanciare le quotazioni di uno strumento di cui le nomenclature hanno sempre avuto paura, perché quando ti affidi alla volontà popolare, dove il voto del simpatizzante vale quanto quello del dirigente di alto rango, può anche accadere che ci scappi la sorpresa (democratica); può succedere che un candidato a sindaco in una delle città più importanti d’Italia sia la reale espressione di una comunità politica e non invece delle solite congregazioni di potere.

Il test per Nicola Irto e per il Pd calabrese

Le primarie reggine sono l’unica strada per riempire d’identità un Pd che appare in molte zone della Calabria svuotato della sua trazione popolare. Se Nicola Irto riuscirà a farne la regola, e non l’eccezione, nei processi selettivi, potrà rilanciare la sua segreteria e, ovviamente, le quotazioni del partito che dirige.

Il Pd, infatti, nelle condizioni in cui versa si può riprendere solo dando ai cittadini che ambiscano ad un cambio di rotta nelle istituzioni elettive, la garanzia che essi possano incidere realmente, bilanciando il peso nefasto dei soliti gruppi di potere, come quelli che a Cosenza hanno regalato alle destre la provincia, con la costituzione di sindacati di elettori e simpatizzanti dem che facciano leva sulle primarie per cambiare le cose. Un partito si rianima se la gente vede che può entrarvi e contare.

Il modello Reggio per le prossime comunali

Per questo il modello Reggio dovrà essere riproposto quando si deciderà delle comunali cosentine e catanzaresi, il prossimo anno. Non sta scritto da nessuna parte che gli attuali sindaci di centrosinistra debbano in automatico concorrere per succedere a se stessi. E allora primarie sempre e dovunque, anche prima del voto ponderato. È l’unica strada da seguire.

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