Non si placa la tensione attorno alla figura di Klaus Davi dopo l’aggressione subita sabato scorso in Piazza Axum, prima del derby Milan-Inter. Secondo quanto ricostruito, il giornalista sarebbe stato colpito con calci e pugni da un gruppo di circa dieci ultras. Oggi, al danno fisico si aggiunge lo scontro mediatico. Eugenio Minniti, legale di Davi, punta il dito contro la strategia comunicativa adottata dal direttivo della Curva Sud del Milan sui canali social.
“Siamo assolutamente sconcertati dai toni utilizzati dal direttivo della Curva Sud del Milan in una serie di post pubblicati nei loro profili social nei riguardi di Klaus Davi che ha l’unica ‘colpa’ di non fare un giornalismo da ufficio aspettando provvidenziali veline, ma di mischiarsi al mondo ultras – ormai da due anni – per raccontare sul campo ciò che accade con sistematicità, costanza e autorevolezza visto che i suoi servizi sono stati ripresi anche da trasmissioni come Report, TGR Lombardia e TGR Calabria su Rai 3, oltre che da Lo stato delle cose, il talk condotto da Massimo Giletti”.
La strategia della denigrazione: “Pagliaccio e pseudo-giornalista”
Il fronte della tifoseria organizzata ha risposto alle accuse di violenza definendo la ricostruzione dei fatti “vergognosa” e tentando di delegittimare la professionalità di Davi. L’avvocato Minniti ha riportato fedelmente i contenuti apparsi online, evidenziando un linguaggio che va ben oltre la legittima replica.
“Le repliche sono tutte legittime, l’Italia non è l’Iran e tutti hanno il diritto di parlare. Ma il linguaggio messo nero su bianco apparso sui profili social degli ultras rossoneri verso il mio assistito è offensivo e aggressivo: ‘Ci troviamo costretti a scrivere queste righe dopo la vergognosa ricostruzione…riguardante la presunta aggressione ai danni dello pseudo giornalista Klaus Davi…non c’è stata alcuna violenza. Sono mesi che questo elemento importuna chiunque nei dintorni dello stadio…La misura è colma: pagliaccio.’ si legge nel post dei banditi rossoneri.”
A preoccupare la difesa è anche l’ondata di odio generata nei commenti, dove si leggono insulti pesanti e minacce dirette: “Così come offensivi sono i volgarissimi insulti e le minacce presenti all’interno dei commenti al post degli ultras del Milan e al video dell’aggressione pubblicato da Davi su YouTube, tra cui ‘Merdoso bastardo’, ‘Schifoso pezzo di merda’, ‘Sei solo un povero pagliaccio’, ‘Uomo di merda’, ‘Ridicolo’, ‘Sei un verme’, ‘Brutto infame'”.
Dal campo alla DIA: l’attendibilità di Klaus Davi
Il legale sottolinea come il lavoro di Davi non sia un’attività di disturbo occasionale, ma un’inchiesta strutturata che lo ha portato a interfacciarsi con i vertici della criminalità organizzata calabrese, proprio per approfondire i legami emersi nell’inchiesta “Doppia Curva” della Procura di Milano. L’attendibilità del giornalista è confermata dal suo coinvolgimento formale nelle indagini della magistratura.
“Ricordo inoltre che Davi è talmente attendibile che è stato ascoltato dalla squadra mobile di Milano nel dicembre 2024 e che verrà sentito dai sostituti della direzione investigativa antimafia prossimamente. È l’unico giornalista milanese che si è preso la briga di andare più volte in Calabria, a Rosarno e San Ferdinando, per incontrare alcuni esponenti dei clan Pesce e Bellocco, collegati all’inchiesta “Doppia Curva” curata dalla procura di Milano.”
Un giornalismo senza “aule protette”
La difesa rivendica il metodo Davi: un’immersione totale nei territori controllati dai clan, da Buccinasco al quartiere Archi di Reggio Calabria, per comprendere le dinamiche del potere criminale che si riflettono sugli spalti degli stadi. “Klaus Davi è l’unico che ha incontrato Berto Bellocco, fratello di Antonio, oltre a Vincenzo Pesce detto ‘Sciorta’, Orazio De Stefano, Cosimo Borghetto, Pino Piromalli, Francesco Matino detto ‘Ciccio ‘o pazzo’, Giuseppe Calabrò detto ‘Dutturicchiu’, Tommaso Anello e Francesco Pesce detto ‘Testuni’. Ed è fra i pochissimi che a Milano quando parla di famiglie di ‘Ndrangheta sa cosa sta dicendo, non fosse altro perché le ha incontrate tutte senza eccezioni e non in una protetta aula di Tribunale, ma a casa loro tra Rosarno, San Luca, Platì, Gioia Tauro, Buccinasco, quartiere Archi di Reggio Calabria, Ponticelli a Napoli e San Ferdinando.”
In conclusione, l’avvocato Minniti ribadisce che la violenza verbale degli ultras non fermerà l’accertamento della verità: “Il violento linguaggio denigratorio degli ultras è pertanto inaccettabile. Davi ha consegnato denunce, referti, video e foto di quanto accaduto sabato scorso agli inquirenti che potranno verificare i fatti con facilità”.









