Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha revocato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Michele Nicoscia, 46 anni, di Isola Capo Rizzuto, sostituendola con la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato adottato dai giudici del Tribunale della libertà, che hanno accolto il ricorso presentato dalla difesa dell’indagato contro l’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro nell’ambito dell’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Crotone.
L’indagine della Dda
Nicoscia era stato arrestato nell’operazione eseguita dai carabinieri a Isola Capo Rizzuto sotto il coordinamento dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro lo scorso 16 febbraio, che aveva portato complessivamente a sette arresti.
Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di estorsione, turbata libertà degli incanti e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. Secondo l’impianto accusatorio della Dda, le condotte contestate riguarderebbero presunte pressioni estorsive nei confronti di imprenditori locali, interferenze nei bandi pubblici e atti intimidatori, tra cui incendi, finalizzati al controllo di alcune attività economiche del territorio.
La difesa
Michele Nicoscia è assistito dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino, che avevano impugnato la misura cautelare davanti al Tribunale del Riesame chiedendone la modifica. I giudici della libertà hanno quindi disposto la sostituzione della misura, revocando il carcere e applicando nei confronti dell’indagato gli arresti domiciliari.









