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14 Marzo 2026
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Ponte sullo Stretto, contestato il nuovo decreto: “Solo promesse, nessuna gara e nessun finanziamento”

Il comitato Invece del Ponte boccia il nuovo decreto-legge sul Ponte di Messina: nessuna gara, nessun aggiornamento dei documenti, nessun finanziamento extra

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“Quattro versioni e oltre un mese di attesa per l’ennesimo decreto-legge sul Ponte sullo Stretto di Messina”. Così il comitato messinese Invece del Ponte commenta il nuovo provvedimento, che promette di adeguare l’iter alle decisioni della Corte dei Conti, ma senza stanziare risorse aggiuntive per aggiornare documenti e procedure.

Decreto elude l’obbligo di gara

L’obiettivo dichiarato del decreto è “conformarsi alle decisioni della Corte dei Conti”, che avevano sancito l’illegittimità delle precedenti procedure. Tuttavia, secondo il comitato, il testo evita il nodo centrale: l’obbligo di indire una nuova gara.

Le criticità principali riguardano violazioni delle norme europee su trasparenza e concorrenza, con modifiche a vantaggio di Eurolink di documenti di gara, condizioni contrattuali e meccanismi di aggiornamento dei prezzi. Inoltre, non è stato dimostrato che l’aumento dei costi resti entro il limite del 50% previsto dalla normativa e la natura dell’appalto è stata trasformata, passando dal project financing a un finanziamento interamente pubblico.

Corte dei Conti ribadisce la necessità di nuova gara

“La Corte dei Conti – spiega Invece del Ponte – chiarisce che, anche per queste modifiche, una nuova gara è assolutamente necessaria”. Mancano inoltre pareri obbligatori, come quello del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; il piano economico-finanziario e la delibera Iropi devono essere rifatti e non sono state valutate alternative progettuali.

Il ministero dell’Economia ha confermato che tutte le procedure dovranno essere attuate con le risorse già disponibili, senza nuovi finanziamenti, aumentando il rischio di ulteriori ritardi e sprechi.

Un provvedimento destinato all’insuccesso

Secondo il comitato, “il decreto rappresenta un tentativo debole di limitare i controlli tecnici e aggirare l’obbligo di gara, con il rischio di un nuovo fallimento. Una ennesima perdita di tempo e di risorse pubbliche per mantenere in vita contratti vecchi di vent’anni, già annullati quattordici anni fa”.

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