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17 Marzo 2026
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Riforma della giustizia, l’avvocato Giuseppe Altieri: “Non è innocua ma inutile e persino pericolosa”

L’ex presidente dell’Ordine degli avvocati di Vibo spiega le ragioni del “No”: “Dietro la separazione delle carriere si nasconde uno spostamento dell’equilibrio tra poteri dello Stato”

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Nel dibattito sul referendum costituzionale sulla giustizia, accanto alle voci che sostengono il “Sì”, si levano anche quelle di chi considera la riforma inutile e potenzialmente dannosa per l’equilibrio istituzionale. A Vibo Valentia, nella libreria Mondadori, se n’è discusso nel corso di un incontro pubblico che ha visto la partecipazione del pm antimafia di Catanzaro Annamaria Frustaci e dell’avvocato Giuseppe Altieri, figura storica del foro vibonese. Altieri è stato presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Vibo Valentia, segretario dello stesso Ordine e componente del Consiglio Nazionale Forense. Nel corso dell’incontro ha spiegato le ragioni per cui, dopo un percorso di riflessione personale, ha deciso di votare “No” al referendum.

“Vi spiego perché voterà No”

Secondo Altieri, il cuore del consenso attorno alla riforma è soprattutto uno: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. “Io assolutamente voterò NO” ha esordito durante l’incontro, spiegando come il dibattito pubblico sia stato fortemente orientato proprio su questo punto. “L’elemento importante dal punto di vista mediatico e del convincimento del sostenitore della riforma è quello sulla separazione delle carriere. È l’argomento che viene utilizzato di più. Viene presentato in modo molto semplice: ma chi non vorrebbe che quando va in tribunale il giudice fosse distinto e diverso dal pubblico ministero?”.

Proprio questa apparente semplicità, secondo l’avvocato, rischia di nascondere la complessità della riforma. “Messa così sembrerebbe una riforma innocua. Ma se fosse davvero innocua non ci sarebbe questa forte mobilitazione contro. Non è una riforma innocua: è una riforma inutile e soprattutto pericolosa”.

“Dietro la separazione delle carriere c’è un cambiamento dell’equilibrio tra poteri”

Secondo Altieri, la riforma non si limita a intervenire sul processo, ma modifica in profondità l’assetto costituzionale della magistratura. “Dietro la facciata della separazione delle carriere introduce elementi totalmente disturbanti rispetto all’assetto costituzionale e determina uno spostamento dell’asse del rapporto tra potere esecutivo e potere giudiziario”.

Per l’avvocato, la riforma sarebbe anche il frutto di una precisa visione politica e istituzionale. “A mio parere rappresenta il portato di un’ideologia che non vuole corpi intermedi, che non vuole intermediazioni, che sono invece il luogo dove si sviluppa la democrazia. Vuole semplicemente un rapporto diretto tra il potere esecutivo, nella figura del capo, e il popolo. Tutto quello che sta in mezzo disturba”.

Altieri ha spiegato di essere arrivato alla posizione del No dopo una riflessione personale maturata proprio a partire dal suo lungo impegno nell’avvocatura. “Io ho rappresentato l’avvocatura per tanti anni, sono stato presidente dell’Ordine degli avvocati. Quando è arrivata questa riforma mi sono trovato in difficoltà a capire perché non dovessi appoggiarla. Ho lavorato molto su questo testo e ho capito che si tratta di una riforma tardiva”.

Il motivo, sostiene, è anche tecnico. “La separazione delle carriere come proposta non sta in piedi dal punto di vista normativo. La riforma modifica alcune norme costituzionali ma ne lascia intatte altre che continuano a dire che la magistratura è composta da magistrati che esercitano funzioni giurisdizionali. Quindi pubblico ministero e giudice restano comunque magistrati”. Per questo, secondo Altieri, la riforma finisce per incidere soprattutto sull’organizzazione interna della magistratura. “Incide esclusivamente sull’organizzazione del Consiglio superiore della magistratura”.

“Il processo penale già distingue chiaramente tra pm e giudice”

Nel suo intervento Altieri ha respinto anche una delle argomentazioni più diffuse a favore della riforma: quella secondo cui giudici e pm sarebbero troppo vicini. “Noi abbiamo già un codice di procedura penale che distingue nettamente tra il pubblico ministero e il giudice. Il pubblico ministero formula le richieste, il giudice decide”.

Secondo il penalista, la presunta influenza del pm sul giudice non può essere risolta con una riforma costituzionale. “Si dice: vanno a prendersi il caffè insieme. Ma queste sono sciocchezze. Il tema non è la colleganza, il tema è l’indipendenza del giudice. E l’indipendenza non dipende da una barriera formale”. E aggiunge: “Se un giudice deve essere influenzato, può esserlo dal pubblico ministero ma anche dall’avvocato, dal sindaco, dalla politica o da un clima culturale. Non è la separazione delle carriere che risolve questo problema”.

“Il giusto processo è già nella Costituzione”

Altieri ha ricordato che molti principi invocati dai sostenitori della riforma sono già presenti nella Carta costituzionale. “Nel 2001 abbiamo introdotto l’articolo 111 della Costituzione che sancisce il giusto processo e la parità tra accusa e difesa. Questo principio è già scolpito nella Costituzione”. Per questo, secondo il penalista, eventuali problemi dovrebbero essere affrontati intervenendo sulla legislazione ordinaria e non sulla Carta fondamentale. “Se bisogna migliorare la parità processuale bisogna intervenire sul codice di procedura penale, cioè sulla legge ordinaria. Non si cambia la Costituzione per attuare la Costituzione”.

“Il sorteggio nel Csm cancella un diritto democratico”

Uno dei punti più critici, secondo Altieri, riguarda il meccanismo del sorteggio per la composizione del Consiglio superiore della magistratura. “Di fatto viene cancellato un diritto costituzionale: il diritto di elettorato attivo e passivo per una categoria di cittadini, i magistrati”.

La giustificazione sarebbe la degenerazione delle correnti interne alla magistratura. “Ma noi stiamo dicendo che smantelliamo la democrazia perché la democrazia non ha funzionato. Io non smantellerei la democrazia: attiverei gli anticorpi per correggere le degenerazioni”. Per spiegare il concetto ha usato una provocazione. “Se un ospedale non funziona perché i dirigenti sono incapaci, che facciamo? Tiriamo a sorte per scegliere i primari?”

“La Costituzione non è solo una norma, ma il cuore dell’ordinamento”

Altieri ha concluso il suo intervento richiamando il valore sistemico della Costituzione, che non è soltanto un testo normativo ma la base interpretativa di tutto il diritto. “La Costituzione non è solo un insieme di articoli, ma ha la capacità di influenzare tutto l’ordinamento giuridico. Ogni norma viene interpretata alla luce della Costituzione”.

Per questo, ha avvertito, introdurre un principio come il sorteggio potrebbe avere effetti molto più ampi di quelli immediatamente visibili.”Ogni parola inserita in Costituzione ha un effetto di trasmissione su tutto l’ordinamento. Per questo quando si interviene sulla Carta bisogna essere estremamente prudenti”. E la conclusione, per lui, resta netta: “Gli effetti di questa riforma, quando si lavora sulla Costituzione, possono essere molto più dirompenti di quanto appaia”.

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