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16 Marzo 2026
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Sanità calabrese sotto accusa, Rosellina Madeo: “Basta percorsi ad ostacoli per i pazienti trasfusi”

I centri trasfusionali non possono prescrivere farmaci chelanti, creando interruzioni terapeutiche e spostamenti inutili. La deputata chiede un modello più efficiente, già adottato in Sicilia, Puglia ed Emilia Romagna

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La deputata Rosellina Madeo solleva il tema della disorganizzazione sanitaria in Calabria, con particolare attenzione alla gestione dei pazienti politrasfusi e alla prescrizione dei farmaci ferrochelanti, oggi vincolata a procedure complesse e rallentata da burocrazia e carenze logistiche.

Visione globale e continuità assistenziale

Secondo Madeo, una buona assistenza non si misura solo con gli investimenti economici, ma con l’efficienza organizzativa. “È necessario mettere in rete tutti gli attori del sistema sanitario”, sottolinea, evidenziando come i centri trasfusionali calabresi siano esclusi dall’elenco delle strutture autorizzate a prescrivere i farmaci chelanti. Una situazione che crea discontinuità assistenziale: “il paziente riceve la trasfusione, ma deve rivolgersi a un altro reparto per ottenere la terapia indispensabile”.

Confronto con altre regioni

L’esclusione dei centri trasfusionali dalla prescrizione non è uniforme in Italia: in Sicilia, Puglia ed Emilia Romagna la pratica è già consolidata. Madeo definisce la situazione calabrese un “paradosso”, responsabile di ritardi nei Piani Terapeutici e potenziali interruzioni della cura. La carenza di ematologi aggrava il problema, costringendo i pazienti a spostamenti frequenti e disagi significativi, soprattutto per chi necessita di monitoraggio costante.

Interrogazione parlamentare e richiesta di riforma

Con un’interrogazione a risposta scritta rivolta al Presidente della Regione e alla giunta, Madeo chiede spiegazioni sulle ragioni dell’esclusione dei centri trasfusionali dalla prescrizione dei farmaci chelanti e sollecita l’adozione di un modello organizzativo più efficiente, ispirato alle buone pratiche delle altre regioni italiane, senza richiedere necessariamente investimenti aggiuntivi ma puntando a una gestione più coordinata e centrata sul paziente.

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