La psichiatria calabrese si trova oggi a un bivio. Le strutture residenziali e i servizi territoriali hanno garantito assistenza per anni, ma il modello attuale rischia di trasformare le residenze in luoghi prevalentemente custodiali. Nonostante la professionalità degli operatori, la limitata disponibilità di personale e le poche ore dedicate alle attività riabilitative impediscono percorsi efficaci di reinserimento sociale. Secondo Gaetano Nucera, è necessario superare questa logica, riportando al centro la riabilitazione e l’inclusione sociale.
Centralità della persona e riorganizzazione del personale
La proposta prevede un rafforzamento del personale dedicato alle attività riabilitative, aumentando il numero di educatori, psicologi, assistenti sociali e operatori socio-sanitari per garantire continuità assistenziale nelle 24 ore. Fondamentale anche la figura del coordinatore delle attività riabilitative, in grado di organizzare e monitorare quotidianamente i programmi terapeutici, superando la presenza limitata del direttore sanitario.
Spazi terapeutici innovativi e inclusione sociale
Le strutture psichiatriche devono diventare luoghi di vita, aperti alla comunità e dotati di spazi per attività innovative come garden therapy, pet therapy, orti sociali e piccole fattorie sociali. I centri diurni, inoltre, rappresentano strumenti fondamentali per prevenire l’istituzionalizzazione e promuovere il reinserimento sociale. Investire nella riabilitazione psichiatrica significa migliorare la qualità della vita delle persone con disagio psichico, ridurre la permanenza nelle strutture e contenere la migrazione sanitaria verso altre regioni.
Gaetano Nucera conclude: “È tempo di cambiare. La psichiatria calabrese ha oggi l’opportunità di costruire un sistema moderno, capace di integrare cura, riabilitazione e inclusione sociale. La sfida riguarda l’intera comunità”.









