Il copione è quello già visto, più volte, nei palazzi della politica calabrese: cambiano le caselle, ma i nomi restano. Un valzer della burocrazia regionale che questa volta porta Tommaso Calabrò dalla Cittadella a Palazzo Campanella, con un salto che sa di ritorno e di continuità. L’ex direttore generale ad interim del dipartimento Salute diventa infatti nuovo segretario generale del Consiglio regionale, incarico apicale e strategico, conferito su designazione dell’Ufficio di presidenza e destinato a durare tre anni. Un ruolo tutt’altro che tecnico: il segretario generale è il perno amministrativo dell’assemblea, il punto di raccordo tra politica e macchina burocratica. E soprattutto, è una nomina fiduciaria.
Lo spoil system e la caduta degli incarichi
Dietro il cambio di vertice c’è una parola che pesa più di tutte: spoil system. La normativa regionale, modificata a fine 2025, ha previsto la decadenza automatica degli incarichi dirigenziali apicali con l’insediamento dei nuovi organi politici. Tradotto: azzeramento e ripartenza. È così che è finita l’esperienza di Giovanni Fedele, segretario generale dal 3 gennaio 2025 fino a pochi giorni fa. Una uscita tutt’altro che traumatica, perché il dirigente resta comunque dentro il perimetro del potere amministrativo.
Fedele resta, ma cambia ruolo
Nessuna uscita di scena, dunque. Piuttosto una ricollocazione interna. Fedele viene confermato dirigente del settore Segreteria assemblea e Affari generali, mantenendo anche ad interim l’Assistenza giuridica . Un ruolo meno visibile, ma comunque centrale nella gestione dei lavori consiliari. Una scelta che racconta molto del sistema: si cambia posizione, non necessariamente peso specifico. E resta anche un dettaglio politico non secondario: Fedele è fratello dell’ex presidente dell’aula Luigi.
Lazzarino reggente, in attesa del vero direttore
Nel frattempo, un’altra casella viene riempita, ma solo temporaneamente. A Sergio Lazzarino viene affidata la reggenza della Direzione generale del Consiglio regionale, in attesa della conclusione della procedura per la nomina definitiva. Una soluzione ponte, necessaria – si legge negli atti – per evitare la paralisi amministrativa e garantire continuità all’azione dell’ente.
Quanto costa il vertice: stipendi da oltre 700mila euro
Ma oltre alle nomine, c’è un altro dato che pesa: quello economico. Il nuovo segretario generale Tommaso Calabrò arriva a percepire una retribuzione complessiva che sfiora i 237mila euro l’anno, tra stipendio tabellare, indennità di posizione, risultato e ulteriori voci. In tre anni, il costo complessivo supera i 713mila euro.
Una cifra identica per il direttore generale reggente Sergio Lazzarino, che viaggia sugli stessi livelli retributivi: altri 713mila euro nel triennio. Più in basso nella gerarchia, ma comunque su livelli elevati, si collocano i dirigenti di settore: circa 165-170mila euro annui, con punte oltre i 500mila euro nel triennio. Nel complesso, la spesa per la dirigenza del Consiglio regionale supera i 5,6 milioni di euro.
Cambia tutto, per non cambiare troppo
Alla fine, il quadro è chiaro. Lo spoil system ha fatto il suo corso, le poltrone sono state riassegnate, gli incarichi ridisegnati. Ma il vero tratto distintivo resta un altro: la continuità dei protagonisti. Calabrò sale, Fedele si sposta, Lazzarino resta in cabina di regia. E gli stipendi restano saldamente ancorati a cifre da top management pubblico. È il solito gran ballo della burocrazia regionale, dove la musica cambia, ma i ballerini – e i costi – restano gli stessi.









