Dopo mesi di latitanza, Giuseppe Ferraro ha deciso di consegnarsi spontaneamente ai Carabinieri della Stazione di Cetraro. L’uomo era ricercato dal 25 settembre 2025 a seguito del mandato di cattura emesso nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Thyrrenum”, coordinata dalla Procura Distrettuale di Catanzaro, che ha portato alla luce l’esistenza di un associazione per delinquere dedita a diversi reati, alcuni aggravati dal metodo mafioso.
Indagini e contestazioni
Ferraro, ritenuto uno dei presunti membri del gruppo Scornaienchi operante sul territorio di Cetraro e legato alla cosca Muto, è accusato di far parte del sodalizio criminoso e di reati tra cui detenzione di armi, materiale esplodente, riciclaggio, ricettazione e furto. Le indagini, coordinate dal procuratore capo Salvatore Curcio, hanno ricostruito presunte condotte di estorsione e intimidazione messe in atto insieme ad altri indagati come Vincenzo Bufanio, Fedele Cipolla e Claudio Vattimo.
La fine della latitanza
Sottoposto alle formalità di rito, Ferraro, assistito dall’avvocato di fiducia Marco Bianco, è stato tradotto presso il carcere di Vibo Valentia. La decisione di costituirsi sarebbe stata favorita dalla pressione investigativa esercitata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza.
Passaggi processuali successivi
Il procedimento penale “Athena” prosegue con ulteriori sviluppi: il pm antimafia Alessandro Riello ha richiesto il rinvio a giudizio di altri indagati, tra cui Antonio Abbruzzese, attualmente al 41 bis, e Gennaro Presta. L’inchiesta mira a fare luce sulla struttura e le attività del gruppo criminale, confermando l’importanza del contrasto alla ’ndrangheta nel territorio calabrese.









