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19 Marzo 2026
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Regolamento di conti tra droga e gioco d’azzardo: un arresto nel Vibonese per l’omicidio Privitera

Svolta nelle indagini sull’omicidio di Salvatore Privitera, trovato carbonizzato a gennaio. Due arresti: uno dei sospettati rintracciato nella provincia calabrese

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Un omicidio maturato in un contesto di contrasti legati allo spaccio di droga e al gioco d’azzardo. Sarebbe questo il movente dietro la morte di Salvatore Privitera, 35 anni, il cui corpo è stato rinvenuto carbonizzato lo scorso 6 gennaio all’interno di un’auto noleggiata nelle campagne di Carlentini, nel Siracusano. Le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania hanno portato all’arresto di due persone, ritenute responsabili del delitto.

Chi sono gli indagati e le accuse

In carcere sono finiti Pietro Catanzaro, 36 anni, figlio di un esponente del clan Cappello-Bonaccorsi, e Danilo Sortino, 23 anni. Nei loro confronti sono state contestate, con l’aggravante del metodo mafioso, accuse pesanti che comprendono omicidio, distruzione di cadavere, porto illegale di armi e incendio. Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal gip del Tribunale di Catania ed eseguito dai carabinieri tra Sicilia e Calabria.

La dinamica: colpo alla nuca e corpo dato alle fiamme

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima sarebbe stata uccisa con un colpo di arma da fuoco alla nuca. Subito dopo, nel tentativo di cancellare ogni traccia, gli aggressori avrebbero appiccato un primo incendio sul luogo del delitto. Il cadavere sarebbe stato poi trasferito all’interno della vettura presa a noleggio da Privitera e successivamente incendiato in una zona isolata di Carlentini, dove il corpo è stato scoperto il giorno seguente dai familiari.

Le indagini scientifiche e i rilievi sul posto

Determinante per l’identificazione della vittima è stato il lavoro degli specialisti, che hanno eseguito accertamenti genetici sui resti rinvenuti nell’auto. Parallelamente, i rilievi effettuati sulla scena del crimine hanno permesso di individuare elementi compatibili con una violenta aggressione.

Nell’area indicata dagli investigatori, nei pressi della costa catanese, sono state trovate tracce di sangue, segni evidenti di colluttazione e un bossolo parzialmente bruciato riconducibile a un’arma da fuoco.

Il ruolo del GPS e delle telecamere

Un passaggio chiave nell’inchiesta è stato rappresentato dall’analisi dei sistemi di tracciamento dell’auto utilizzata dalla vittima. I dati registrati hanno consentito di circoscrivere con precisione il luogo del delitto, confermando quanto emerso dai sopralluoghi.

A rafforzare il quadro investigativo hanno contribuito anche le immagini dei sistemi di videosorveglianza e le testimonianze raccolte, che hanno permesso di ricostruire la sequenza temporale degli spostamenti.

La fuga e l’arresto in Calabria

Dopo il delitto, uno dei due indagati, Danilo Sortino, avrebbe tentato di sottrarsi alle ricerche cambiando telefono e scheda telefonica. La sua fuga si è conclusa in Calabria, dove è stato individuato e arrestato in provincia di Vibo Valentia.

Il movente: debiti e droga

Alla base dell’omicidio ci sarebbero vecchi contrasti economici e legati al traffico di stupefacenti tra la vittima e uno degli arrestati. Gli inquirenti ipotizzano anche dissidi connessi a debiti accumulati nel gioco d’azzardo. In questo contesto si inserirebbe anche un episodio legato alla sottrazione di droga, che avrebbe fatto da detonatore all’incontro rivelatosi poi fatale per il 35enne.

Indagini ancora in corso

Contestualmente agli arresti, i carabinieri hanno eseguito perquisizioni e sequestri di dispositivi elettronici e altri elementi ritenuti utili alle indagini. Gli accertamenti tecnici proseguiranno per consolidare il quadro probatorio e chiarire ogni dettaglio della vicenda.

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