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20 Marzo 2026
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Scuola nel Vibonese, madre costretta a portare la figlia disabile in spalla al terzo piano: “Diritti negati”

A Santa Domenica di Ricadi una madre trasporta ogni giorno la figlia disabile su per le scale di un palazzo senza ascensore. Il Coordinamento Nazionale Docenti Diritti Umani denuncia: “Non è un caso isolato, ma il fallimento concreto dei diritti”. E lancia un appello alle istituzioni e alla scuola

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Non è solo una storia di difficoltà quotidiana, ma il simbolo di un sistema che non funziona. A Santa Domenica di Ricadi, in provincia di Vibo Valentia, una madre affronta ogni giorno uno sforzo fisico enorme per trasportare la figlia disabile fino al terzo piano di un edificio privo di ascensore. Una scena che si ripete nel silenzio, lontano dai riflettori, ma che oggi viene portata all’attenzione pubblica dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU).

Diritti sulla carta, ostacoli nella realtà

Secondo il CNDDU, non si tratta di un episodio isolato, ma di una vera e propria frattura tra i diritti riconosciuti e la loro applicazione concreta. Quando la casa, luogo di protezione per eccellenza, diventa una barriera architettonica, viene meno uno dei principi fondamentali della cittadinanza: l’accesso dignitoso agli spazi della vita quotidiana. Una situazione che evidenzia come, nonostante il quadro normativo sia chiaro, la sua effettiva esigibilità resti spesso disattesa.

I ritardi delle istituzioni e il rischio isolamento

Il Coordinamento parla di una interlocuzione istituzionale avviata, ma ancora incapace di produrre una soluzione concreta. Una condizione che, di fatto, rischia di equivalere a una mancata risposta, aggravando il senso di isolamento e ingiustizia vissuto dalla famiglia. Il richiamo è diretto: gli enti locali devono assumersi una responsabilità immediata, in linea con i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, dove l’accessibilità non è un optional, ma un pilastro della democrazia.

L’appello al Comune di Ricadi: servono soluzioni immediate

Il CNDDU invita l’amministrazione comunale di Ricadi ad attivare subito un percorso risolutivo, basato su ascolto e capacità decisionale. Non solo gestione dell’emergenza, ma prevenzione di situazioni simili, per evitare che altre famiglie si trovino nelle stesse condizioni.

La scuola come motore di cambiamento culturale

Accanto alla dimensione istituzionale, emerge anche una forte responsabilità educativa e culturale. Secondo il Coordinamento, in un contesto mediatico in cui le storie di fragilità vengono spesso dimenticate rapidamente, la scuola deve diventare uno spazio di riflessione critica. L’idea proposta è innovativa: trasformare casi reali, come quello di Giulia, in percorsi didattici attivi, dove gli studenti sviluppano competenze argomentative, progettuali e comunicative.

Dalla cronaca all’impegno: studenti protagonisti

Il modello suggerito punta a superare l’approccio teorico, coinvolgendo gli studenti nella produzione di contenuti concreti: editoriali, dossier, campagne digitali. Un modo per renderli protagonisti del dibattito pubblico, mantenendo viva l’attenzione su situazioni che rischiano di essere dimenticate. La scuola, in questa visione, diventa uno spazio di cittadinanza attiva e consapevole, capace di unire conoscenza e responsabilità.

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