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20 Marzo 2026
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Referendum Giustizia, l’avvocato Colaci: “Falso il rischio pm sotto il governo, il sì garantirà parità nei processi”

Alla vigilia del voto il legale vibonese invita a “non confondere il piano politico con quello giuridico” e difende la riforma: “rafforza l’autonomia dei magistrati e realizza il giusto processo”

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Alla vigilia del referendum sulla giustizia, il clima è quello delle grandi occasioni ma anche delle profonde spaccature. Da un lato il centrodestra, dall’altro il centrosinistra: posizioni contrapposte, tensioni alte, una frattura sociale che attraversa il Paese. In questo scenario si inserisce la voce dell’avvocato vibonese Domenico Colaci, che prova a riportare il dibattito su un piano tecnico, giuridico, lontano dalle semplificazioni della politica. “Io, di fronte ad una domanda sulle ragioni del sì e del no, trovo qualche difficoltà a dare una risposta neutra – ammette – perché ho una mia idea ben precisa. Ho più volte detto pubblicamente che condivido in pieno questa riforma. Comprendo però anche le posizioni di chi sostiene il no, ma le comprendo sotto un profilo politico, non giuridico”.

“Il rischio di pm sotto l’esecutivo? Argomento infondato”

Il cuore dello scontro ruota attorno a un timore: quello di un pubblico ministero subordinato al potere politico. Un rischio che, secondo Colaci, non trova riscontro nel testo. “Chi sostiene il no parla di un rischio di assoggettamento del pubblico ministero all’esecutivo. Ma questa argomentazione contraddice in maniera netta il testo della riforma costituzionale – spiega – perché la riforma prevede proprio la creazione di un Consiglio superiore della magistratura requirente”. E ancora: “Ci sarà un organo di autogoverno dei pubblici ministeri che, a mio avviso, li renderà ancora più autonomi rispetto al passato. Avranno una carriera separata rispetto ai giudici, che oggi sono in maggioranza nel corpo unico della magistratura”.

Cosa cambia davvero se vince il sì

Ma cosa succederà concretamente il giorno dopo il voto? Colaci invita a distinguere tra aspettative e realtà. “Il problema della giustizia in ginocchio, della carenza di personale e di risorse, non lo risolve il referendum – chiarisce – perché queste dipendono dalla legge di bilancio. È una coperta corta”.

Il cambiamento, però, è strutturale: “Se vince il sì si creeranno due corpi distinti: uno che accusa e uno che giudica. Questo è fondamentale perché dà finalmente attuazione al giusto processo previsto dall’articolo 111 della Costituzione”. E aggiunge: “Non è solo questo. Un punto centrale è il sorteggio per la composizione dei Consigli superiori della magistratura. Questo riduce il peso delle correnti e aumenta l’indipendenza”.

Alta Corte disciplinare e fine del potere delle correnti

Tra le novità più rilevanti, anche la nascita di un nuovo organismo disciplinare. “L’Alta Corte disciplinare sarà composta per due terzi da magistrati e per un terzo da membri laici, ma sarà molto più indipendente rispetto all’attuale Csm – sottolinea Colaci – perché i suoi componenti saranno sorteggiati e non dovranno dire grazie a nessuno”. Un passaggio che, nelle intenzioni del legislatore, punta a scardinare il sistema delle correnti interne alla magistratura.

“Il referendum non è una scelta politica, ma costituzionale”

Sulla necessità stessa del referendum, il legale è netto: “Non è che c’era bisogno del referendum: è la Costituzione che lo impone – spiega – perché la riforma non è stata approvata con la maggioranza qualificata. Il referendum è uno strumento di democrazia diretta ed è giusto che i cittadini si pronuncino”. E conclude con un invito alla responsabilità:
Il verdetto dovrà essere accettato da tutti, sia da chi sostiene il sì sia da chi sostiene il no”.

“Separare accusa e giudizio è segno di uno Stato moderno”

Infine, la posizione degli avvocati, in larga parte favorevoli alla riforma. “Molti giuristi e avvocati voteranno sì – afferma Colaci – perché in uno Stato moderno è giusto che chi sostiene l’accusa appartenga a un corpo diverso da chi deve giudicare”.

Un principio che, secondo il legale, rafforza le garanzie: “Nel processo penale c’è una persona che soffre, perché il processo è già di per sé una pena. Per questo è fondamentale che difesa e accusa abbiano le stesse armi davanti a un giudice terzo e imparziale”. E chiude: “Questa riforma è importantissima perché realizza finalmente quella parità tra accusa e difesa di cui abbiamo un bisogno disperato”.

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