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23 Marzo 2026
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Cinque miliardi d’asfalto e di speranza. La “nuova” statale 106 secondo Mupo: “Migliaia di posti di lavoro (specializzato) per i calabresi”

Il responsabile Anas per la Calabria e commissario per la Statale 106 fa il punto su strade, autostrada, trasversale delle serre e un futuro che si costruisce a colpi di trivella

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Esiste un momento preciso in cui una terra smette di essere solo un ricordo di abbandono e comincia a diventare un cantiere. Per la Calabria ionica quel momento è adesso, misurato in 38 chilometri di asfalto che avanzano, 14 gallerie scavate nel ventre delle colline, 600 operai al lavoro ogni mattina tra Sibari e il confine con la Basilicata.
Luigi Mupo, ingegnere napoletano trapiantato momentaneamente nella nostra regione tra mille polveri di cantiere, è da qualche mese il responsabile Anas per la Calabria e commissario del governo per la Statale 106. L’ho incontrato al campo base del terzo megalotto a Villapiana, tra tavole progettuali, in compagnia del direttore dei lavori, Biagio Marra. Mupo non è uomo di dichiarazioni roboanti: misura le parole come si misura il calcestruzzo, con precisione e consapevolezza del peso.

Il Megalotto 3. L’opera che sta cambiando la Ionica

Ingegnere, iniziamo dall’attualità: il terzo megalotto — 38 km tra Sibari e Roseto Capo Spulico — è il più grande cantiere stradale attualmente in corso in Italia. A che punto siamo?
“Registriamo un avanzamento dell’80% dei lavori. L’obiettivo immediato è aprire al traffico i primi 15 chilometri di tracciato, quelli che vanno da Sibari verso nord, nelle prossime settimane. È un tratto funzionale. Dipenderà dal tempo — le ultime settimane non ci hanno aiutato — ma contiamo di farcela. L’orizzonte per ultimare tutti i 38 chilometri è la fine del 2027. A quel punto potremmo fruire dell’intera tratta”.

Trentotto chilometri che sulla carta sembrerebbero poca cosa, fino a quando non si capisce di cosa sono fatti. Quattordici gallerie, di cui tre naturali. Quindici viadotti. Diciassette chilometri su trentotto sono, letteralmente, opere d’arte: tunnel e ponti che bucano e scavalcano un territorio ostinatamente orografico, riottoso a farsi domare.

La galleria Trebisacce è quella che ha dato più problemi, giusto?
“È la più lunga. Mancano gli ultimi 600-700 metri di scavo, ma abbiamo trovato della roccia che ci ha costretti a fermarci. Stiamo attendendo l’approvazione dal Ministero dell’Ambiente per cambiare il metodo di scavo: dobbiamo passare dall’esplosivo a tecniche tradizionali. L’autorizzazione sta arrivando. Una volta completato lo scavo potremo finire il rivestimento definitivo e avviare il montaggio degli impianti in parallelo, in modo da essere pronti per la fine del 2027.”

Quante persone lavorano oggi in cantiere?
“Più di 600 addetti ogni giorno. E circa 160 camion che gestiscono i movimenti terra. Se poi consideriamo tutta la filiera — subappaltatori, fornitori, indotto — i numeri crescono considerevolmente. Nel picco massimo del terzo megalotto hanno gravitato qui intorno 2.000 persone”.

Duemila persone al giorno. Per utilizzare le metafore tanto care all’ing. Marra è come se un paese intero che si sveglia all’alba, prende il caffè da qualche parte tra Sibari e Amendolara, e va a scavare la Calabria che verrà. Solo di caffè, calcolava, con spirito da ragioniere romantico, 2.000 euro al giorno: 40.000 al mese. Poi ci sono i pranzi, le cene, i benzinai, i meccanici. L’economia di un cantiere è una galassia che ruota attorno a una trivella.

Gli svincoli e la (anti)politica del territorio

I sindaci, come sempre, litigano per gli svincoli. A Trebisacce, in particolare.
“Capisco le richieste del territorio. Noi in questo appalto abbiamo quattro svincoli: due di testata e due semisvincoli intermedi. Questi ultimi garantiscono solo alcune manovre: venendo da Sibari puoi uscire a Trebisacce, ma non immetterti in direzione Taranto; venendo da Taranto puoi immetterti verso Sibari, ma non uscire. È una limitazione strutturale. Stiamo lavorando con la Regione per trovare una soluzione. Se non in questo appalto, realizzeremo un ulteriore svincolo come intervento ad hoc”.

E le opere compensative? I sindaci vengono a bussare alla vostra porta da anni.
“Abbiamo una posta economica importante: 16 milioni di euro da distribuire sul territorio. Sono già stati proposti dagli enti locali una serie di interventi. Dobbiamo riattivare un tavolo tecnico per stabilire le priorità, condividerle con tutti i sindaci, poi presentarle al Ministero dell’Ambiente per l’autorizzazione. I soldi ci sono. Serve coordinamento.”

Le altre tratte. Sibari-Rossano

Se il terzo megalotto è la certezza, i nuovi lotti sono la scommessa sul futuro prossimo. Una scommessa non piccola: altri 32 chilometri da Sibari verso Rossano, per 1,3 miliardi di euro, aggiudicati al consorzio Eteria-Cimolai-Webuild.

Ingegnere, i lavori sul tratto Sibari-Rossano quando potrebbero partire davvero?
“I due lotti sono stati aggiudicati. Dobbiamo attendere i 32 giorni previsti dalla normativa — il cosiddetto stand-still — per verificare eventuali ricorsi. Poi firmeremo i contratti. Nel frattempo non siamo stati fermi: abbiamo già consegnato la progettazione esecutiva agli aggiudicatari e in questo mese inizieremo le immissioni in possesso delle aree. In parallelo si avvieranno il monitoraggio ambientale, lo spostamento delle interferenze, le bonifiche daini bellici e gli approfondimenti archeologici. I progetti esecutivi saranno pronti dopo l’estate. Entro la fine del 2026 potremmo effettivamente consegnare i lavori. L’orizzonte di completamento è di 4-5 anni”.

Quindi entro quattro o cinque anni dalla fine del 2026…
“Sì. E se aggiungiamo i 38 del terzo megalotto, che nel frattempo saranno ultimati, e i circa 50 del tratto Catanzaro-Crotone che sta per partire, potremmo avere 120 chilometri di nuova Ionica a quattro corsie. Una rete completamente diversa.”

La Catanzaro-Crotone

Il tratto Catanzaro-Crotone, è il progetto pilota della nuova statale 106: qual è lo stato dell’arte?
“Siamo più avanti rispetto ai lotti ionici a nord. Le progettazioni esecutive sono in corso, le aree le abbiamo già acquisite, stiamo facendo la bonifica ordigni bellici, l’espianto e reimpianto degli ulivi. I progetti saranno consegnati entro Pasqua. Per giugno potremmo avviare i lavori. Parliamo di 50 chilometri e 2,5 miliardi di investimento”.

E il pezzo che manca tra Rossano e Crotone? Quello è il grande buco nero della 106.
“Si tratta di 75 chilometri, tre lotti, lavori del valore di circa 5 miliardi. Abbiamo elaborato la progettazione di fattibilità tecnica economica, che è in fase di approvazione con la valutazione di impatto ambientale alla Regione. Una volta approvata partirà la conferenza di servizi, poi avvieremo la progettazione esecutiva. L’idea è procedere senza soluzioni di continuità, per avere un progetto pronto nel momento in cui arriveranno i finanziamenti. Il corridoio è tecnicamente impegnativo: bisogna salire, tagliare le colline, lavorare lontano dalla costa.”

A sud di Catanzaro invece?
“Abbiamo elaborato un documento che analizza la fattibilità delle attività progettuali, già trasmesso alla Regione. A breve verrà convocato un dibattito pubblico. Quel documento individua due corridoi e cinque alternative di tracciato. Vogliamo che la scelta emerga dal territorio, non venga calata dall’alto. Solo così una grande opera trova poi il consenso che le serve per essere costruita”.

Le altre opere. Autostrada e Trasversale delle Serre

Il quadro Ana in Calabria non si esaurisce sulla Ionica. Mupo governa un cantiere diffuso, che tocca la Trasversale delle Serre, i nodi autostradali del Tirreno, del porto di Gioia Tauro, la grande arteria da Cosenza ad Altilia.

La Trasversale delle Serre, una costante mai finita: a che punto siamo?
“Parliamo di mezzo miliardo di lavori in corso. A breve apriremo il lotto che ci consentirà di superare il collo di bottiglia dello Scornari, lato Autostrada del Mediterraneo. Entro l’anno termineremo anche il bypass del cimitero di Vazzano. Poi consegneremo il tratto Vazzano-Vallelonga. I lotti Gagliato-Soverato sono già aggiudicati. L’orizzonte per completare tutto è intorno ai tre anni”.

L’autostrada Cosenza-Altilia è stata recentemente commissariata. Cosa cambia?
“È stato nominato commissario il nostro amministratore delegato. Abbiamo pronto il progetto di fattibilità da inviare alla Regione per l’avvio delle procedure di impatto ambientale. Gran parte del tratto rimarrà in variante sull’esistente, con ammodernamento. A nord intanto stiamo aggiudicando lo svincolo di Rende, molto atteso: servirà l’università e la città ospedaliera in costruzione, alleggerendo i due svincoli attuali”.

Legalità. Il protocollo che ha retto

Il terzo megalotto è stato anche un esperimento di legalità in una regione in cui la criminalità organizzata ha storicamente un appetito vorace per i cantieri pubblici. Ha funzionato?
“Sì, ha funzionato. Al di là di qualche episodio degli anni passati, non abbiamo registrato infiltrazioni strutturali. Quello del terzo megalotto è un modello replicabile, e sarà applicato a tutti i lotti di prossimo avvio. I protocolli sono già stati sottoscritti con le prefetture di Cosenza, Crotone e Catanzaro. Gli aggiudicatari si muovono già dentro quel perimetro. La legalità e la trasparenza non sono slogan: sono condizione necessaria per costruire, qui, senza che il lavoro venga inquinato”.

La vecchia 106 non sarà abbandonata

C’è un dettaglio che Mupo tiene a sottolineare, teme quasi che il clamore per la nuova arteria finisca per oscurare ciò che già esiste: la vecchia Statale 106, con i suoi 415 chilometri calabresi, i centri abitati attraversati, le rotonde che mancano, i tratti a due corsie dove il tempo sembra essersi fermato agli anni Cinquanta.

Chi percorre la vecchia statale 106 tra Rossano e il Marchesato sa che lì il tempo si ferma. Quella strada verrà dimenticata?
“No, e ci tengo a dirlo chiaramente. La vecchia Statale non sarà abbandonata. Sarà sempre oggetto di interventi di manutenzione e di eliminazione dei punti critici. Dal 2019 al 2023 abbiamo realizzato 10 rotatori sulla Ionica. Altre 11 ne consegneremo quest’anno. Anas investe ogni anno circa 70 milioni di euro in manutenzione programmata sulle strade calabresi, e il 25% di quella cifra va sulla Ionica. Pavimentazione, segnaletica, barriere, criticità meteo: la nostra parte la facciamo”.

Occupazione. Il moltiplicatore che nessuno calcola

Resto sull’argomento che più interessa a questa terra: il lavoro. L’ingegnere preferisce i numeri ai proclami, ma quando inizia a moltiplicare i 600 operai del terzo megalotto per i lotti in arrivo, il risultato è una cifra che non si sentiva da tempo in Calabria.

Quanti posti di lavoro genereranno davvero tutti questi cantieri?
“Se prendiamo il terzo megalotto come riferimento — 600 operai quotidiani su un investimento di 1,3 miliardi — e lo moltiplichiamo per i nuovi lotti di pari entità, parliamo di altre migliaia di persone da ingaggiare. Tecnici, ingegneri, geometri, topografi, maestranze specializzate. Poi c’è l’indotto: fornitori, ristoratori, alloggi. Nel picco di lavoro del terzo megalotto hanno gravitato qui 2.000 persone al giorno. Moltiplichi per tre o quattro, i numeri sono intuibili. Ci sarà bisogno di ricercare manodopera anche fuori regione. Molti calabresi che oggi pensano di dover andare via non avranno questa necessità“.

L’ing. Mupo lo dice senza enfasi da comizio, con la calma di chi ragiona su fogli Excel e non su palchi elettorali. Eppure quella frase — molti calabresi che pensano di dover andare via non avranno questa necessità — pesa quanto un pilone di viadotto.

La terra che aspettava dai tempi di Vittorio Emanuele

Prima di salutarci, faccio notare all’ingegnere Mupo una cosa che mi accompagna ogni estate quando percorro la 106 verso Calopezzati: un imbuto da strada interpoderale e una linea ferroviaria che da Sibari scende verso Reggio Calabria che è, nella sostanza, quella consegnataci da Vittorio Emanuele II. A binario singolo, non elettrificata per lunghi tratti, lenta come un ricordo.
Da questa parte della Calabria, sottolineo a microfoni spenti, “un calabrese che oggi ha sei anni potrà salire in auto, percorrere la statale 106 a quattro corsie, imboccare l’autostrada e raggiugere Reggio Calabria in un tempo “europeo” come un normale italiano, ma solo tra un decennio. E dopo oltre mezzo secolo di speranze barbaramente scippate a questa terra dalla politica — regionale e nazionale — miope, cieca e sorda”. Mupo sorride, ma non si distrae.
Come “un normale italiano” è invece una frase che in altri contesti suonerebbe banale. Qui, dove per decenni la normalità è stata il privilegio di altri, suona come un progetto.

Fuori dal container che funge da ufficio, il lavoro prosegue, ininterrottamente. I 160 camion — che percorrono solo nell’arco di qualche giorno di lavoro 48.000 chilometri, l’equivalente della circonferenza terrestre una volta e un quarto — riprendono il loro andirivieni tra i fronti di scavo. Trentotto chilometri per adesso, poi altri 32, poi 50, poi i 75 che ancora mancano. La Calabria non si costruisce in un giorno. Ma stavolta si sta costruendo davvero.

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