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21 Marzo 2026
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Dalla visione industriale di Marzotto alla rete di motel militari mascherati: la Calabria dei Jolly tra mito, motori e geopolitica

Quattro hotel ogni cento chilometri tra sviluppo e sospetti. E sullo sfondo, la leggenda dei fratelli piloti che dominarono le strade d’Italia

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La storia della Famiglia Marzotto, azienda laniera di Valdagno in Provincia di Vicenza, s’intreccia con la Calabria per via di una delle tante attività che fece il suo patron, conte Gaetano Marzotto junior, nella sua vita. Ci riferiamo in particolare alla gestione della catena dei Jolly Hotels, gli alberghi che furoreggiarono dagli anni 50 agli anni 80. Infatti, a quel tempo in Calabria c’erano quattro Jolly: Castrovillari, Cosenza, Catanzaro e Gioia Tauro, uno ogni cento chilometri come era stato stabilito nel progetto geo-militare.

Gli “alberghi civetta”

La genesi di questa storia affonda le sue radici negli anni del dopo guerra, quando gli Usa, dopo aver vinto la seconda guerra mondiale, individuò nell’URSS un potenziale nemico. Gli americani studiarono il modo per stare in allerta. Pensarono, allora, di costruire in Italia una catena di alberghi per ospitare le loro truppe in caso di un potenziale conflitto con l’ex alleato sovietico. Si misero, dunque, alla ricerca di un imprenditore italiano che si facesse carico, in gran segreto, di sviluppare e gestire quest’idea commerciale che aveva nel suo ventre un segreto inconfessabile; creare alberghi “civetta”. Sicché gli Usa trovarono nell’imprenditore Marzotto il soggetto ideale per sviluppare un piano segreto che è rimasto tale (quasi) per sempre. Il soggetto imprenditoriale individuato fu appunto il conte Marzotto che s’inventò la catena alberghiera dei motel Jolly Hotels, fondando, nel 1949, col nome di “Compagnia Italiana Alberghi Turistici”, i citati alberghi. Marzotto, fra l’altro, si rese conto della scarsità dell’offerta alberghiera turistica rispetto a quella di altre nazioni da lui visitate. Jolly Hotels fu la prima catena alberghiera italiana a offrire la medesima qualità e accoglienza in tutti i propri alberghi, indipendentemente dalla collocazione geografica. Fu anche la prima società alberghiera italiana a quotarsi alla Borsa Italiana.

Aperture di strutture in Europa e in America

Sotto l’amministrazione di Otello Britti, la società divenne verso la fine degli anni ‘70 la prima compagnia alberghiera italiana internazionale (Ciatsa), con l’apertura di strutture sia in Europa che in Usa e la prima in Italia ad importare ed adattare il franchising nell’economia turistica. Nel 2006 l’azienda è stata acquistata dalla catena spagnola NH Hotels. In una Calabria povera e arretrata l’arrivo di questi nuovi alberghi – esteticamente bruttini – furono un segno di modernità e a lungo divennero punto di riferimento dell’accoglienza turistica e commerciale. Dei quattro Jolly Hotels calabresi tre, opportunamente ristrutturati, hanno mantenuto lo status alberghiero. Quello di Castrovillari che oggi si chiama Hotel President Joly, quello di Catanzaro che oggi si chiama Hotel Guglielmo e quello di Gioia Tauro che oggi si chiama Palace Hotel. Il Jolly Hotel di Cosenza, situato alla confluenza dei fiumi Crati e Busento, quindi cerniera tra la vecchia e nuova città, divenne un ufficio l’Aterp. Ma quando nacque l’albergo ricevette i fulmini dell’allora arcivescovo Aniello Calcara che gridò allo scandalo perché annesso all’hotel era stata anche realizzata una piccola piscina. Durante la campagna elettorale del 2011 il candidato sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, promise di abbattere (e poi mantenne la parola tra mille polemiche costruendovi al suo posto un museo.

Il quartier generale della famiglia

Il Jolly di Catanzaro divenne nel 1954, l’anno della sua presumibile costruzione, il quartier generale della famiglia Marzotto perché quattro rampolli della stessa famiglia Marzotto, Vittorio, Umberto, Paolo e Giannino erano piloti che corsero il “Giro automobilistico delle Calabrie”, una corsa di velocità su strada che ebbe nove edizioni, dal 1949 al 1957, mutuando i fasti della più famosa Mille Miglia. Gaetano Marzotto junior aveva otto figli, Vittorio, Paolo, Umberto (che sposò “Marta Marzotto” che lo tradiva con Renato Guttuso), Italia, Domenico (scomparso bambino), Italia, Domenico, Giannino Laura e Pietro. Vittorio e Umberto furono, rispetto a Paolo e Giannino, una sorta di piloti dilettanti mentre Paolo (che vinse nel1952 la terza edizione del Giro delle Calabrie) e Giannino erano totalmente professionisti. Tutti i fratelli Marzotto, Giannino, Paolo, Umberto e Vittorio, li chiamavano scherzosamente i «conti correnti». Conti perché erano nobili. Correnti perché erano corridori automobilisti. La saga dei fratelli Marzotto è unica nella storia dell’automobilismo. I quattro fratelli che, tra la fine degli anni Quaranta e la prima metà degli anni Cinquanta, gareggiarono alla guida delle prime Ferrari sport, ottenendo risultati di assoluto rilievo. Vittorio vinse il Giro di Sicilia del 1951 e il Gran Premio di Monaco del 1952. Paolo vinse il Giro delle Calabrie nel 1952 alla guida di una Ferrari 2715 c.c. Giannino s’impose in due Mille Miglia, quella del 1950 (aveva appena 22 anni) e del 1953 e arrivando 5° assoluto nel circuito francese di Le Mans alla classica 24 ore.

Altre vittorie

Umberto si fece luce in parecchie gare stradali e in salita. Ancora Paolo, fra l’altro, fu tra i protagonisti di sei Mille Miglia, ottenendo, in quella del 1955, il record da Brescia a Verona a 198 km di media. Alla Coppa delle Dolomiti del 1952, la prestazione dei quattro fratelli fu un record rimasto imbattuto: si classificarono primo, secondo, quinto e settimo assoluto, monopolizzando i primi quattro posti della categoria sport, classe oltre 1100. Nella quarta edizione (3 agosto 1952) corsero contemporaneamente e ognuno per proprio conto i tre fratelli: Vittorio col numero 713 e con una Ferrari 2716, Paolo col numero 714 e con la stessa auto, Giannino con il numero 714 e con una Ferrari 4500. Vinse il giro Paolo Marzotto. Per inaugurare degnamente il Jolly di Catanzaro gli ignoti organizzatori fecero arrivare, al fianco del nuovissimo albergo, la terza tappa del 37° Giro ciclistico d’Italia, la Reggio Calabria-Catanzaro di 172 chilometri, vinta dal torinese Nino De Filippis, soprannominato il “cit” (il ragazzo).

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