× Sponsor
22 Marzo 2026
8 C
Calabria
spot_img

Poltrone che scottano: dall’imputato Naccari Carlizzi alla psicologa Aiello, tutte le ombre sul nuovo Cda Sorical

Dalla nomina di Demetrio Naccari Carlizzi, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, ai dubbi sui requisiti e sulle procedure: anomalie, opacità e sospetti politici pesanti

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

C’è un’immagine che più di tutte racconta la nascita del nuovo Consiglio di amministrazione di Sorical: una stanza con appena cinque Comuni presenti – Acri, Reggio Calabria, Crotone, Lamezia Terme e Rosarno – chiamati a decidere per oltre 400 municipi calabresi. Una accelerazione sospetta, che ha lasciato fuori città chiave come Cosenza, Catanzaro, Rende, Corigliano Rossano e Vibo Valentia, ancora non pronte alla sottoscrizione delle quote. Eppure si è andati avanti lo stesso. Di corsa. Il risultato è un Cda che nasce con un evidente deficit di rappresentatività territoriale e con una domanda che rimbalza nei palazzi della politica: perché tutta questa fretta?

La nomina di Naccari e l’ombra dell’inciucio

Al vertice arriva Demetrio Naccari Carlizzi, volto storico del Partito Democratico, già assessore al Bilancio ai tempi di Loiero, già sindaco facente funzione di Reggio Calabria e, soprattutto, cognato dell’ex sindaco Giuseppe Falcomatà. Una nomina che ha fatto esplodere il caso politico e che somiglia a un premio di consolazione per aver rinunciato in corsa alla candidatura a sindaco del centrosinistra in favore di Mimmo Battaglia, attualmente facente funzioni e vincitore delle primarie progressiste.

Perché se da un lato il centrodestra – in particolare Forza Italia, area Cannizzaro, con il beneplacito del presidente Occhiuto – ha spinto sull’operazione, dall’altro lato una parte del Pd non solo non si è opposta, ma ha di fatto consentito il via libera. Un passaggio che molti leggono come un vero e proprio “inciucio” tra Forza Italia e una parte dei Dem capace di alterare gli equilibri politici soprattutto in vista delle elezioni di Reggio Calabria. E non è un caso che, tra i pochi a sorridere, venga indicato proprio l’asse riconducibile a Falcomatà.

Il nodo politico: il Pd spaccato e in imbarazzo

Il dato politico è pesantissimo. Il presidente in quota centrosinistra viene eletto con il voto contrario dell’unico esponente dem presente, il sindaco di Acri Pino Capalbo. Un paradosso che racconta una frattura profonda. Dentro il Pd calabrese si registrano mal di pancia evidenti: dalla segreteria regionale guidata da Nicola Irto fino al Consiglio regionale, dove il capogruppo Ernesto Alecci – secondo più fonti – sarebbe rimasto fortemente indispettito e per nulla contento di quanto avvenuto verosimilmente nelle segrete stanze reggine della politica. E allora la domanda diventa inevitabile: come può il Pd giustificare politicamente una scelta del genere?

Cosa è accaduto? La versione di Capalbo

A rompere il muro del silenzio è stato proprio Pino Capalbo, unico voto contrario e voce critica dentro il centrosinistra. Nel suo intervento – messo nero su bianco anche in un post pubblico – il sindaco di Acri parla di criticità procedurali, contestando apertamente una gestione che definisce quantomeno discutibile nei tempi e nei metodi. “Nel corso della seduta ho ritenuto opportuno far preliminarmente rilevare una criticità procedurale, consistente nell’accelerazione del processo di nomina con la partecipazione di soli cinque Comuni, a fronte della totalità dei Comuni della Regione Calabria”. Una scelta che, secondo Capalbo, incide direttamente sulla legittimità politica dell’intero impianto.

Ma il punto più delicato riguarda la trasparenza e soprattutto i requisiti dei candidati. “Ho inoltre evidenziato, mettendolo a verbale, che prima di procedere alla nomina dei candidati proposti (lista che non ho inteso sottoscrivere), fosse necessario verificare il possesso dei requisiti previsti dall’articolo 15 dello Statuto di Sorical”. Un passaggio tutt’altro che formale. Perché lo statuto parla chiaro: servono onorabilità, professionalità, autonomia, esperienza nel settore e titoli specifici. E invece, secondo il sindaco di Acri, qualcosa non torna. Dalla lettura dei curricula, a mio avviso, alcuni candidati – pur essendo professionisti qualificati – non risultano in possesso dei requisiti richiesti dallo statuto”. Da qui la scelta netta: non firmare, non allinearsi, votare contro. “Per tali motivazioni non ho sottoscritto la lista proposta dai Comuni. Ho espresso voto contrario relativamente alla nomina del Consiglio di Amministrazione”.

Le anomalie: candidature, curricula e silenzi

Le ombre non si fermano alla procedura. Anzi, entrando nel merito delle nomine, il quadro si fa ancora più opaco. Se è vero che Naccari Carlizzi ha partecipato attraverso una manifestazione d’interesse del Comune di Reggio Calabria, resta una domanda senza risposta: da dove arrivano gli altri nomi? Chi li ha selezionati? Con quali criteri?
E soprattutto: chi ha deciso davvero? Un “mistero” che si intreccia con un altro elemento destinato a far discutere: tra i membri indicati dalla Regione compare Elisabetta Aiello, candidata con Forza Italia e di professione psicologa. Un profilo che – secondo diversi osservatori – non sembrerebbe perfettamente in linea con i requisiti tecnici previsti dallo statuto. Il risultato è una selezione percepita come opaca, più politica che tecnica.

La questione morale e il corto circuito nazionale

C’è poi un tema ancora più delicato, che pesa come un macigno sull’intera operazione. Demetrio Naccari Carlizzi è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo nato dall’operazione “Libro Nero”. Il caso Sorical rischia ora di trasformarsi in un boomerang nazionale per il Partito Democratico. Perché mentre la segretaria Elly Schlein continua a battere sulla questione morale, chiedendo dimissioni per esponenti del governo come Santanchè o Delmastro, in Calabria una parte del suo partito sembra avallare un’operazione opaca e politicamente ambigua.

Un corto circuito evidente, che mina la credibilità della linea dem. Perché la domanda, a questo punto, è inevitabile: la questione morale vale sempre, o solo quando riguarda gli altri? E dentro questo paradosso si inserisce un altro elemento tutt’altro che secondario. Demetrio Naccari Carlizzi attende da circa sei anni l’esito del processo in cui è coinvolto, ancora fermo al primo grado. Un’anomalia tutta italiana, che racconta la lentezza della giustizia e che difficilmente potrà essere sanata da qualsiasi riforma, Nordio compresa.

Ma il punto politico resta intatto e, anzi, si rafforza: Naccari Carlizzi non è un semplice indagato, ma un imputato per un reato gravissimo come il concorso esterno in associazione mafiosa. Vale, sempre e comunque, la presunzione di innocenza. Ma proprio per questo, sul piano dell’opportunità politica, la scelta di affidargli la guida di una società strategica come Sorical solleva interrogativi pesanti. Perché qui non è in discussione il giudizio dei tribunali, ma la coerenza della politica. E soprattutto la capacità di un partito di essere rigoroso con gli altri senza chiudere un occhio quando la questione riguarda i propri uomini.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE