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22 Marzo 2026
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L’ora del referendum: così il voto sulla Giustizia proietta l’Italia verso le Politiche 2027

Chiusi i seggi, la politica archivia la campagna referendaria per aprire quella del voto politico. Dalla tenuta del Governo Meloni ai nodi del "campo largo", ecco gli scenari e le strategie dei partiti per il dopo-voto.

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Comunque vada, Giorgia Meloni non lascerà Palazzo Chigi. La premier è stata categorica nel non legare il destino dell’Esecutivo all’esito del referendum costituzionale, e persino le opposizioni si sono astenute dal chiederne le dimissioni in caso di vittoria del “No”. Tuttavia, una bocciatura della riforma lascerebbe inevitabili scorie:

Percezione dell’Esecutivo: Un “No” verrebbe letto come un raffreddamento dell’entusiasmo elettorale verso la coalizione.

I nodi interni: Finita la tregua elettorale, la maggioranza dovrà affrontare dossier spinosi messi finora in ghiaccio, a partire dal caso che coinvolge il sottosegretario Andrea Delmastro.

La legge elettorale: Subito dopo Pasqua è atteso l’avvio dell’iter alla Camera per la nuova legge elettorale. L’ipotesi dell’introduzione delle preferenze sta già creando forti nervosismi interni tra i partiti del centrodestra.

Il centrosinistra alla ricerca del “Federatore” e del programma

Per lo schieramento progressista, il dopo-referendum coincide con l’apertura del cantiere per le Politiche 2027. Se il Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra (AVS) spingono per accelerare i tempi del confronto, il Movimento 5 Stelle frena, intenzionato a completare prima una lunga fase di ascolto della propria base che si protrarrà fino all’estate. I nodi sul tavolo del centrosinistra restano complessi:

Il perimetro dell’alleanza: Non è ancora chiaro se al tavolo siederanno Italia Viva e Più Europa, mentre Azione sembra intenzionata a sfilarsi.

La leadership: Resta l’incognita su chi sfiderà Giorgia Meloni. L’ipotesi di un accordo di vertice tra i leader appare debole, riaprendo di fatto la discussione sulle primarie.

Assestamenti al Nazareno: Il PD dovrà ricucire lo strappo interno con quell’ala riformista (tra cui l’eurodeputata Pina Picierno) che ha apertamente sostenuto il “Sì” contravvenendo alla linea ufficiale del partito.

Veleni e tensione: la cronaca inquina il silenzio elettorale

Le ultime ore del voto sono state funestate da episodi di cronaca e tensioni verbali che hanno rotto la tradizionale tregua del silenzio elettorale. A Torino è stata danneggiata l’auto del presidente dell’ANM, Cesare Parodi (sostenitore del No), mentre il governatore della Lombardia Attilio Fontana (Lega) ha denunciato gravi minacce di morte ricevute via social. Sul piano politico, Matteo Salvini ha rotto il silenzio postando una locandina per il “Sì”, mentre le due leader hanno affidato ai giornali i rispettivi appelli finali.

Lo scenario finale

A delineare lo scontro psicologico di queste ore sono le parole di Arianna Meloni (FdI): se dovesse vincere il No, l’opposizione fallirà la spallata politica e si ritroverà “con una giustizia ancora imbrigliata dalle sue fragilità e la Meloni presidente del Consiglio”. Da domani pomeriggio, lo spoglio delle schede dirà se gli italiani hanno voluto concedere questa riforma al centrodestra o se hanno preferito congelare l’assetto costituzionale della magistratura. In entrambi i casi, la corsa verso il 2027 è ufficialmente iniziata.

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