× Sponsor
22 Marzo 2026
8 C
Calabria
spot_img

L’Iran pone 6 condizioni per la fine della guerra. Trump: “Teheran apra Hormuz entro 48 ore o colpiremo le centrali elettriche”

Il Presidente USA minaccia di colpire e Teheran replica: "Tutta la regione piomberà nel buio". Intanto si contano oltre 170 feriti nel sud di Israele e scatta l'allerta a Gerusalemme.

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

La tensione nel Golfo Persico e in Medio Oriente ha raggiunto livelli critici. Tra ultimatum nucleari, chiusure strategiche marittime e bombardamenti missilistici, l’asse Washington-Tel Aviv e la Repubblica Islamica d’Iran si trovano a un passo dalla guerra totale.

L’Ultimatum di Trump e la risposta di Teheran

Il presidente statunitense Donald Trump ha affidato alla piattaforma Truth un ultimatum perentorio rivolto alla leadership iraniana: “Se l’Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore da questo preciso istante, gli Stati Uniti colpiranno e annienteranno le loro varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande”.

La replica di Teheran non si è fatta attendere. Fonti ufficiali iraniane hanno avvertito che qualsiasi aggressione scatenerà una risposta simmetrica: “Prenderemo di mira tutte le infrastrutture energetiche, informatiche e di desalinizzazione dell’acqua appartenenti agli Usa e al regime”.

A rincarare la dose ci ha pensato l’agenzia di stampa iraniana Mehr, la quale ha pubblicato una mappa delle principali centrali elettriche dei paesi del Golfo (Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Kuwait), avvertendo che l’70% o l’80% di queste infrastrutture costiere si trova nel raggio dei missili balistici dei Pasdaran: “con il minimo attacco alle infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica, l’intera regione piomberà nell’oscurità. Dite addio all’elettricità”.

Le 6 condizioni dell’Iran per la fine delle ostilità

Mentre soffiano venti di guerra, l’agenzia Tasnim (vicina ai Guardiani della Rivoluzione) ha reso note le sei condizioni poste dal governo di Teheran per porre fine formalmente alle ostilità con Stati Uniti e Israele:

La garanzia scritta che il conflitto non si ripeta.

La chiusura di tutte le basi militari statunitensi dislocate nella regione mediorientale.

Il pagamento di un risarcimento economico ai danni dell’Iran.

La fine delle operazioni belliche contro tutti i gruppi dell’asse di resistenza regionale affiliati all’Iran.

L’attuazione di un nuovo regime giuridico internazionale per la navigazione nello Stretto di Hormuz.

Il perseguimento penale e l’estradizione dei giornalisti e operatori dei media anti-iraniani all’estero.

    Missili su Israele ed esplosioni a Gerusalemme

    Mentre la diplomazia arranca, la guerra guerreggiata miete vittime sul campo: Sud di Israele (Dimona e Arad): Almeno due missili balistici hanno superato la difesa aerea israeliana impattando nel sud del Paese. Il bilancio provvisorio è di 175 feriti (tra cui una bambina di 5 anni e un dodicenne in gravi condizioni). Il centro medico Soroka ha confermato il ricovero di decine di civili colpiti dalle schegge. Gerusalemme: Forti esplosioni sono state udite nella Città Santa a seguito dell’allarme missilistico diramato dall’IDF per vettori provenienti dal territorio iraniano verso il centro di Israele. Al momento i paramedici della Stella di Davide Rossa non segnalano feriti diretti in città. Baghdad: Nella notte, un centro logistico e diplomatico statunitense dislocato presso lo scalo internazionale della capitale irachena è stato bersagliato da otto attacchi condotti con droni e razzi.

    Il Giappone valuta l’invio delle navi per sminare Hormuz

    In questo quadro di forte instabilità marittima si inserisce la posizione di Tokyo. Il ministro degli Esteri giapponese, Toshimitsu Motegi, ha confermato che il Giappone, leader mondiale nelle tecnologie di bonifica subacquea, valuta l’invio delle proprie Forze di Autodifesa (SDF) per sminare le acque dello Stretto di Hormuz. L’opzione diverrà percorribile solo dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco definitivo. Motegi ha precisato che il presidente Trump ha preso atto dei severi vincoli legali della Costituzione pacifista giapponese circa l’invio di naviglio militare all’estero, senza pretendere impegni d’intervento bellico diretto.

    spot_imgspot_img

    ARTICOLI CORRELATI

    ULTIME NOTIZIE