La crisi dell’acqua non è più un problema del futuro, ma una realtà già presente e sempre più evidente. Lo certifica l’Atlante dell’Acqua 2026, il report presentato da Legambiente in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, che fotografa una situazione globale e nazionale sempre più critica.
Un quadro che in Calabria assume contorni ancora più drammatici, tra reti idriche inefficienti, dispersioni elevate e territori esposti a siccità prolungate ed eventi estremi.
Calabria, emergenza strutturale: “Si perde oltre metà dell’acqua”
“La Calabria conosce fin troppo bene questa crisi” è il messaggio che emerge con forza dal comunicato. Il dato più allarmante riguarda la dispersione idrica, che nel Mezzogiorno può superare il 60%, ben oltre la media europea del 25%. Questo significa che oltre metà dell’acqua viene persa lungo le reti, prima ancora di arrivare a cittadini e imprese. Uno spreco definito “ambientale, economico e sociale inaccettabile”, che evidenzia ritardi strutturali e anni di mancati investimenti.
Italia tra i primi per prelievi ma anche per sprechi
Il report evidenzia come l’Italia sia tra i Paesi europei con il maggiore prelievo di acqua potabile, ma anche tra quelli che ne disperdono di più: il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti viene perso, pari a oltre 3,4 miliardi di metri cubi l’anno. Una contraddizione che si traduce in inefficienze, costi elevati e difficoltà nella gestione della risorsa.
Crisi climatica e digitale: nuove minacce per l’acqua
L’Atlante introduce anche un elemento sempre più centrale: l’impatto della rivoluzione digitale. I data center consumano enormi quantità d’acqua per il raffreddamento, arrivando a oltre 1 milione di litri al giorno, mentre entro il 2027 l’intelligenza artificiale potrebbe utilizzare fino a sei volte l’acqua consumata dalla Danimarca. A questo si aggiungono gli effetti della crisi climatica, con alternanza di siccità e alluvioni, e la perdita di massa dei ghiacciai alpini, che tra il 2000 e il 2023 hanno perso circa il 39%.
Depurazione e inquinamento: l’Italia sotto procedura UE
Tra le criticità più rilevanti anche il tema della depurazione delle acque. Solo il 56% delle acque reflue in Italia è trattato correttamente, contro una media europea del 76%. Non a caso sono attive diverse procedure di infrazione europee, soprattutto per fognature e depuratori non adeguati.
Legambiente: “Serve una gestione sostenibile e circolare”
Secondo Legambiente, la soluzione passa da una governance sostenibile e circolare della risorsa idrica, basata su: riduzione degli sprechi, ammodernamento delle infrastrutture, riuso delle acque reflue,
innovazione e tutela degli ecosistemi.
“L’acqua non è solo vittima della crisi climatica, ma anche una delle chiavi della soluzione”, ha dichiarato il presidente nazionale Stefano Ciafani.
Calabria laboratorio possibile, ma serve una svolta
Il report lancia anche una prospettiva: la Calabria può diventare un laboratorio di buone pratiche per il Sud Italia, ma solo affrontando con decisione ritardi storici e criticità strutturali. Serve un cambio di passo che metta al centro investimenti, innovazione e partecipazione delle comunità locali.
L’acqua come diritto e bene comune
Il messaggio finale è chiaro: l’acqua è un diritto umano e un bene comune. Garantirne qualità, accesso e disponibilità significa costruire resilienza, giustizia ambientale e futuro per i territori. E senza interventi concreti e immediati, il rischio è quello di trasformare una crisi già visibile in un’emergenza irreversibile.









