Non è solo una crisi umanitaria. È un freno allo sviluppo. In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, i numeri diffusi da UNICEF e Nazioni Unite restituiscono la dimensione economica e sociale di un problema ancora irrisolto: ogni giorno circa 1.000 bambini sotto i cinque anni muoiono per cause legate a acqua non sicura e servizi igienico-sanitari inadeguati.
A livello globale, 1,8 miliardi di persone non dispongono di acqua potabile accessibile, mentre oltre 2,1 miliardi non hanno accesso a fonti sicure. Un deficit infrastrutturale che si traduce in costi sanitari, perdita di produttività e disuguaglianze strutturali.
Acqua e genere: il divario invisibile
Il tema scelto per il 2026 – “Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza” – punta l’attenzione su un nodo spesso sottovalutato: il legame tra risorse idriche e parità di genere.
In due famiglie su tre, sono le donne a occuparsi della raccolta dell’acqua. Nei 53 Paesi monitorati, donne e ragazze dedicano ogni giorno 250 milioni di ore a questa attività: oltre tre volte rispetto agli uomini. Un dato che si traduce in un costo economico implicito enorme: meno istruzione, meno partecipazione al lavoro, minori opportunità di crescita.
Le parole di Russell: “È una crisi delle bambine”
“Per milioni di ragazze, la crisi idrica non è astratta: è il motivo per cui perdono la scuola e mettono a rischio il proprio futuro”, afferma Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef.
“Quando i sistemi idrici falliscono, il progresso fallisce. E sono le bambine a pagare il prezzo più alto”. Il dato più critico riguarda l’accesso ai servizi igienici: 156 milioni di ragazze tra i 10 e i 19 anni ne sono prive. Un limite che incide direttamente su salute, dignità e continuità scolastica.
Governance e investimenti: il richiamo dell’Onu
Dal fronte istituzionale, il messaggio è chiaro: senza investimenti mirati, la crisi è destinata a peggiorare.“L’acqua deve diventare una forza per la parità di genere”, sottolinea António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite. “È tempo che i governi rafforzino i sistemi idrici e che i Paesi sviluppati condividano tecnologie e risorse”.
Un punto chiave riguarda anche la governance: le donne, pur essendo in prima linea nella gestione quotidiana dell’acqua, restano spesso escluse dai processi decisionali.
Sanità e diritti: il rischio sistemico
La carenza di acqua potabile non è solo una questione ambientale, ma sanitaria: “Le madri che partoriscono senza acqua sicura rischiano infezioni mortali per sé e per i neonati”, avverte Volker Türk. “Nei contesti più fragili, la scarsità idrica amplifica le disuguaglianze e alimenta instabilità sociale. L’acqua è vita, dignità e diritto umano”, ribadisce Türk.
Il costo dell’inazione
Il quadro delineato è chiaro: la crisi dell’acqua non è solo un’emergenza umanitaria, ma un problema sistemico che incide su crescita, stabilità e sviluppo globale.Senza interventi strutturali, il rischio è duplice: da un lato l’aumento delle disuguaglianze, dall’altro il rallentamento delle economie più vulnerabili. In questo scenario, l’accesso all’acqua diventa un indicatore chiave non solo di benessere sociale, ma anche di competitività economica.









