Il quadro si è ribaltato e ha colto di sorpresa gli stessi istituti di ricerca. Il tema della riforma costituzionale non appare più un tabù per gli elettori, né l’astensione si sta rivelando lo scoglio insormontabile che molti temevano. A fare la differenza è stata la dinamica di una campagna elettorale polarizzata: da un lato la determinazione della premier Giorgia Meloni nel sostenere il progetto, dall’altro una mobilitazione capillare della società civile che ha visto scendere in campo docenti, avvocati e magistrati.
“Clamoroso” è il termine che mette d’accordo sia gli analisti sia i comitati per il No. Con un’affluenza che ha sfiorato il 40% alle ore 19 della domenica, le proiezioni indicano una chiusura che potrebbe toccare la soglia del 60%. “Il dato è davvero sorprendente” osserva Salvatore Vassallo, direttore dell’Istituto Cattaneo. “Una tale misura si raggiunge solo quando i motori si accendono in entrambi i campi. Nelle ultime settimane la sfida ha generato nel vissuto quotidiano una quantità inedita di discussioni”.
La mappa del voto: il Nord corre, il Mezzogiorno frena
I dati territoriali evidenziano una spaccatura geografica netta. L’Emilia-Romagna (46,29%) e la Lombardia (44,99%) guidano la classifica della partecipazione, con la provincia di Bologna maglia nera nazionale dell’astensionismo (50% già alle 19:00). Sul fronte opposto il Mezzogiorno fatica a decollare: la Calabria è penultima per partecipazione, seguita solo dalla Sicilia.
Leggere l’esito del voto attraverso la sola mappa geografica resta però un esercizio scivoloso. “Potrebbe essere un’illusione ottica – frena Lorenzo Pregliasco di Youtrend – Nulla esclude che ci sia una sorta di valanga a favore di una sola opzione. Vanno molto bene sia i comuni tradizionalmente filo-Pd che quelli filo-FdI. La distribuzione non è così chiara: c’è tanto voto d’opinione nei grandi centri, ma l’affluenza è alta anche in aree a trazione leghista o meloniana”.
Salta la regola dell’affluenza: gli scenari al microscopio
Nelle simulazioni della vigilia, gli studiosi avevano ipotizzato due scenari standard: una vittoria del “No” con affluenza sotto il 48%, e un sorpasso del “Sì” qualora si fosse superata la soglia del 50%. L’impennata reale ha però fatto saltare questi schemi matematici.
La tesi del blocco politico: Per Renato Mannheimer, “se il centrodestra riesce a mobilitare al massimo i suoi elettori per il Sì può vincere, ma il fronte del No ha macinato molti chilometri e consenso”.
La tesi del balzo emotivo: Per Antonio Noto il dato finale è slegato dai calcoli pregressi: “C’è stato un balzo di 10 punti negli ultimissimi giorni. Era impossibile prevedere un 60% finale”.
Un dato sociale emerge però con chiarezza: il risveglio delle nuove generazioni. Se solitamente i giovani si rifugiano nel disinteresse, questa volta i sondaggi hanno registrato un coinvolgimento attivo e una forte presenza ai seggi. Una partecipazione di massa che, al di là di chi canterà vittoria nelle prossime ore, viene salutata dagli esperti e dal mondo accademico come “una grande lezione di democrazia e un arricchimento del dibattito pubblico”.








