Anche il centrodestra calabrese esce a pezzi dalla consultazione referendaria. Negarlo sarebbe un atto di codardia intellettuale che lasciamo tranquillamente ai faziosi e a quelli che non possono permettersi la libertà di analisi. La briscola che ha preso la maggioranza politica regionale deve essere recepita come un campanello d’allarme dal presidente Roberto Occhiuto.
Fine della luna di miele
Essa certifica la fine della luna di miele, dopo il trionfo alle elezioni di ottobre scorso, ma dice anche altro. Denunzia una stagnazione nel perimetro dell’esecutivo regionale da cui il governatore deve uscire, prima che la china divenga inarrestabile.
In questo periodo, invero, il centrodestra si sta caratterizzando dal nord al sud della Calabria come un’alleanza più interessata a fabbricare incarichi, prebende e posti in prestigiosi consigli d’amministrazione per pochi, anziché occupazione sonante per i nostri tanti giovani. Senza contare la poco lusinghiera fretta con cui si sta lavorando ai (sempre pochi) sottosegretari.
L’opinione pubblica, anche quella culturalmente vicina alle destre, percepisce da tempo un potere regionale distratto da altro ed è per questo che risponde picche alle urne con i risultati che stiamo vedendo.
La svolta necessaria: sanità e governo
Il presidente della giunta deve cambiare format operativo, a partire dalla sanità .
È in questo ambito che vanno fatte le rivoluzioni, non nei Cda delle più importanti partecipate regionali.
Le infornate di nominati (rectius, privilegiati) creano brusìo, alimentano l’immagine di una regione elitaria e questo un’alleanza politica di massa non può permetterselo.
Non se lo può permettere, soprattutto, Fratelli d’Italia, il partito della premier, che in Calabria è un pò troppo servente rispetto agli azzurri.









