Non solo una consultazione popolare, ma una vera e propria dimostrazione di coscienza civile. È questa la lettura offerta da Raffaele Cantone, già presidente dell’Autorità anticorruzione e oggi procuratore a Perugia, che sottolinea come l’affluenza abbia superato quella registrata in molte elezioni politiche e regionali.
“Ha votato un numero altissimo di persone – osserva – segno evidente di quanto gli italiani siano ancora profondamente legati alla Costituzione”. Un dato che sorprende riguarda soprattutto i più giovani: “Gli under 30 hanno partecipato in maggioranza, oltre il 60%. Non era affatto scontato”.
Il peso della Calabria e delle figure simbolo
Tra le aree più significative spiccano la Calabria e la Campania, dove il risultato si è espresso in maniera particolarmente netta. Secondo Cantone, a incidere è stata anche la credibilità di alcune figure simbolo, tra cui Nicola Gratteri.
“Il suo schieramento così netto ha rappresentato un segnale forte – afferma – perché è sempre stato percepito come indipendente, lontano da logiche correntizie”. Una presa di posizione che, soprattutto in Calabria, ha rafforzato la fiducia degli elettori.
Una riforma percepita come divisiva
Nel corso della campagna referendaria, molti cittadini – anche favorevoli in linea di principio alla separazione delle carriere – hanno maturato dubbi sulla proposta concreta.
“Non era la riforma giusta – spiega Cantone – e in molti hanno avuto l’impressione che fosse in qualche modo punitiva per la magistratura”. A incidere, secondo il magistrato, anche un dibattito pubblico spesso lontano dal merito: “Si sono sentite argomentazioni legate a vicende personali o giudiziarie, che nulla avevano a che fare con il contenuto della riforma”.
Giustizia al centro: la richiesta dei cittadini
Il dato politico più rilevante resta però l’interesse diffuso verso il sistema giudiziario. “Questa partecipazione non può essere sprecata – avverte Cantone –. I cittadini chiedono una giustizia che funzioni”. Un messaggio chiaro alle istituzioni e alla magistratura: niente autoreferenzialità e maggiore responsabilità condivisa.
Le vere priorità: efficienza e risorse
Secondo Cantone, il futuro delle riforme deve partire da questioni concrete: Tempi dei processi; Carenza di personale; Informatizzazione degli uffici. “Non possiamo continuare con organici invecchiati e insufficienti”, sottolinea, indicando la necessità di interventi strutturali.
Il nodo politico: riforme condivise
Infine, una riflessione sul metodo: “Le riforme costituzionali dovrebbero essere il più possibile condivise”. L’assenza di un’ampia maggioranza parlamentare, secondo Cantone, ha reso inevitabile il ricorso al referendum. “Con un accordo largo, il voto non ci sarebbe stato”, conclude.









