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24 Marzo 2026
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Referendum Giustizia, Nordio si assume la responsabilità: “È la mia sconfitta, ora l’Anm diventa un soggetto politico”

Il Guardasigilli analizza il voto escludendo ritorsioni giudiziarie o cambi al vertice del Ministero. Difesa netta del sottosegretario Delmastro: "Chiarirà tutto, nessuna simpatia mafiosa".

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Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rompe il silenzio all’indomani del verdetto referendario affrontando l’esito delle urne con estremo realismo politico. Intervenendo a Sky Tg24, il Guardasigilli non ha cercato alibi, intestandosi personalmente il risultato negativo della consultazione. La riforma bocciata dagli elettori portava la sua firma e il Ministro si è assunto la piena responsabilità politica dell’accaduto, ammettendo eventuali difetti di comunicazione o di impostazione strategica. Le sconfitte in politica, ha ricordato l’ex magistrato, vanno messe a bilancio e affrontate con serenità per poter continuare a lavorare.

L’analisi di Nordio si è poi spostata sugli equilibri futuri tra potere politico e ordine giudiziario. Secondo il Ministro, il vero vincitore del passaggio referendario è il sindacato delle toghe. L’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ne esce infatti con un potere contrattuale enormemente rafforzato, destinato a farne un soggetto politico anomalo capace di contrapporsi a qualsiasi esecutivo, sia esso di destra o di sinistra. Nordio prevede che la magistratura associata e sindacalizzata eserciterà d’ora in avanti una forte pressione politica sulle istituzioni, uno scenario con cui anche le opposizioni dovranno fare i conti quando torneranno alla guida del Paese.

No a ritorsioni giudiziarie o dimissioni al Ministero

Nonostante i toni accesi dello scontro appena archiviato, il Guardasigilli ha voluto rassicurare l’opinione pubblica escludendo categoricamente scenari di vendette giudiziarie nei confronti di chi ha promosso il referendum. Nordio ritiene irrealistico e quasi sacrilego pensare che i magistrati possano strumentalizzare l’azione penale per infierire sui vinti politici attraverso avvisi di garanzia o provvedimenti ad hoc.

Sul fronte interno di Via Arenula, il Ministro ha blindato la posizione del suo Capo di Gabinetto, Giusi Bartolozzi, smentendo l’ipotesi che il risultato delle urne possa metterne in discussione l’incarico. Nordio ha derubricato l’eccesso di polemiche intestine alla coalizione e agli apparati ministeriali a semplici frizioni fisiologiche da campagna elettorale, giudicando equivalenti gli scivoloni verbali di entrambi gli schieramenti. Il Guardasigilli ha inoltre precisato di non essersi ancora confrontato direttamente con la premier Giorgia Meloni, pur trovandosi in perfetto accordo con la linea politica da lei espressa e condivisa con i colleghi di partito.

Il fallimento dei sondaggi e il caso Delmastro

Tra le cause dello scivolone referendario, il Ministro ha indicato l’inaffidabilità delle rilevazioni statistiche della vigilia. I flussi demoscopici avevano convinto la maggioranza che un’alta affluenza alle urne avrebbe favorito il fronte del “sì”, spingendo il governo a spendere ingenti energie per mobilitare l’elettorato. Il riscontro reale dei seggi ha smentito clamorosamente l’assunto, premiando il fronte opposto. Nordio ha inoltre chiarito la polemica relativa alla sua frase sul cosiddetto “sistema mafioso”, ribadendo di non averla mai pronunciata direttamente ma di aver semplicemente citato le parole di un pubblico ministero, subendo poi una distorsione mediatica che nemmeno le smentite ufficiali sono riuscite ad arginare.

In chiusura, un passaggio netto è stato dedicato alla nuova bufera che lambisce il sottosegretario Andrea Delmastro. Nordio si è detto certissimo che il collega riuscirà a chiarire ogni addebito davanti all’Antimafia. Usando una metafora conviviale, il Ministro ha ricordato l’impossibilità di chiedere la carta d’identità a chiunque si incontri o si stringa la mano durante una campagna elettorale. Pur definendosi più garantista rispetto al temperamento comunicativo di Delmastro, il Guardasigilli ha respinto con sdegno l’idea che il sottosegretario possa nutrire vicinanze o simpatie per la criminalità organizzata.

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