Nel nome di Mamma Natuzza, il prossimo 3 maggio, a Mileto andrà in scena il primo “Motogiro Miletese”. Per questo evento, che richiamerà nella cittadina normanna centinaia di persone, c’è grande attesa, soprattutto, tra i giovani calabresi. Sotto lo sguardo illuminante della Serva di Dio, questo primo raduno nazionale, si trasformerà in un appuntamento di sano divertimento e di profonda spiritualità. Incontrarsi sulla “Due Ruote”, nel borgo “caro” alla Mistica, avvicinerà migliaia di centauri a Mamma Natuzza.
La poesia del viaggio in moto
La poesia del “Motogiro” risiede nella libertà assoluta, nel legame profondo tra uomo, macchina e strada, trasformando il viaggio in una meditazione attiva. È il vento sul viso, il suono del motore che cancella i pensieri, e la capacità di trasformare ogni curva in un’emozione e ogni orizzonte in una meta, sentendosi padroni del mondo.
Viaggiare in moto significa spogliarsi delle catene quotidiane, sfidare il vento e sposare la natura, apprezzando ogni metro di asfalto.
Il rombo, la comunità e lo spirito del motociclista
Il rombo è musicalità. Infatti il suono del motore non è solo rumore, ma un ritmo che carica e scandisce storie di viaggio. Essere motociclista significa riconoscersi in una comunità, rispettare la strada e cercare l’avventura, spesso interpretando il ruolo dell’ultimo cavaliere errante. Il cuore del motociclista si misura in numero di giri, non in pulsazioni, trasformando il sogno in realtà ogni volta che si appoggia il cavalletto.
Tra fede e motori: il momento clou
Il “Motogiro Miletese” porterà nelle “terre natuzziane” entusiasmo e voglia di vivere in totale libertà. Le moto con il loro rombo assordante toccheranno la Cattedrale di Mileto (sede vescovile) e la Mileto antica. Momento clou sarà la benedizione dei caschi davanti al Santuario “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”.









