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25 Marzo 2026
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Sanità per grazia ricevuta, tra atti e politica: il caso del punto nascite di Corigliano Rossano

Un reparto da trasferire per la sicurezza delle gestanti bloccato e riaperto in poche ore, 1.62 milioni di euro spesi, i Lea tra i più bassi d’Europa. Nella Sibaritide è un lusso anche vocarsi ai santi

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Avete presente il multiverso dei film della Marvel, quello in cui esistono infinite versioni del nostro mondo tra realtà e fisica quantistica? In uno dei tanti universi paralleli, un cittadino della Sibaritide che ha bisogno di cure ospedaliere, viene ricoverato in un letto in ospedale, curato e alla fine guarisce.
Nell’altro — il nostro, uguale identico a quello perfetto, stesse città, stesso mare, ma gente profondamente diversa — la politica “governa” la sanità. Ed allora capita che i reparti aprano e chiudano nel giro di una manciata d’ore, i soldi pubblici evaporino in strutture pronte ma deserte e per avere un posto letto bisogna ancora vocarsi a qualche santo in paradiso.
Ecco, così oggi si intende — nel nostro multiverso — il diritto alla salute. Non come qualcosa di universale, garantito dalla Costituzione e, in teoria, dai Livelli essenziali di assistenza, ma come una concessione. Qualcosa che si ottiene — se si è fortunati — attraverso il santo in paradiso, appunto.
Nella Sibaritide, le percezioni dei diritti sanitari non sono solo folklore sociologico: sono cronaca quotidiana, certificata dagli atti ufficiali e dai numeri impietosi che inquadrano questa terra come una delle aree con le peggiori performance sanitarie non solo d’Italia, ma dell’intera Europa.

Dare seguito agli atti, anzi no

Il caso esploso il 23 marzo 2026 ne è la riprova più recente, e forse la più grottesca. Con protocollo 46890, il direttore dello spoke di Corigliano Rossano, Maria Bernardi, dispone il blocco temporaneo dei ricoveri per i reparti di Pediatria, Ostetricia e Ginecologia dello Spoke di Corigliano Rossano. Una decisione funzionale al trasferimento del punto nascita da Corigliano a Rossano e alla riorganizzazione dei servizi come previsto nei documenti ufficiali, anche nel dca sulla riorganizzazione ospedaliera firmato da Occhiuto. Nel giro di poche ore — non giorni — però, viene emesso un secondo atto, con protocollo 47193 sempre a firma di Bernardi: tutto revocato, tutto sospeso, a data da destinarsi, senza specificazione alcuna. Una sequenza che nella sua brutalità racconta più di mille analisi il modo in cui viene gestita, in queste latitudini, la cosa più importante della vita delle persone.

blocco sblocco punto nascite corigliano rossano

Il “primato” calabrese

Per capire a che punto stiamo, bisogna prima guardare il quadro d’insieme. La Calabria si conferma da anni sotto la soglia di sufficienza per i Livelli essenziali di assistenza. Un primato negativo che non solo la relega tra gli ultimissimi posti in Italia, ma un dato che fa impallidire il confronto con molti sistemi sanitari europei.
Nel solo 2023, oltre 70mila cittadini calabresi sono stati costretti a curarsi fuori Regione, generando una spesa per mobilità sanitaria passiva superiore ai 300 milioni di euro.
I tempi medi di risposta delle ambulanze superano i 27 minuti, contro uno standard nazionale di 18.
L’indice di speranza di vita in buona salute è fermo a 51,3 anni, contro una media nazionale superiore a 60 e i 69 del Trentino Alto Adige.
La Calabria registra il più alto tasso di mortalità infantile in Italia e un bambino che nasce qui ha quattro anni in meno di aspettativa di vita rispetto a qualsiasi altra regione italiana.
Parlare di sanità di serie B è già eufemistico: queste criticità rivelano la violazione del diritto fondamentale alla salute per categorie di persone in situazione di particolare fragilità come i malati di tumore, le gestanti, i disabili e gli anziani. Categorie che nella Sibaritide, in modo particolare, pagano un prezzo altissimo all’inerzia istituzionale e alle “logiche di potere — come sostiene Flavio Stasi — che hanno colonizzato ogni centimetro del sistema sanitario locale”.

Il decreto c’è, il reparto anche. Manca solo la volontà

La storia del punto nascite dello spoke di Corigliano Rossano è la metafora perfetta di questa disfunzione sistemica. I decreti del commissario ad acta — in varie epoche, da Scura a Occhiuto — stabiliscono che, per ottimizzare il servizio sanitario, a Rossano si debbano concentrare le branche chirurgiche, a Corigliano quelle mediche.
Una logica sanitaria lineare, dettata da evidenze mediche, da documenti ufficiali e non da simpatie politiche.
E così il 22 ottobre 2024, dando seguito ai documenti, l’Asp di Cosenza con una delibera a firma del direttore generale Antonello Graziano, del direttore sanitario Martino Rizzo e del direttore amministrativo Remigio Magnelli, impegna 1,62 milioni di euro per l’adeguamento strutturale del quinto piano dell’ospedale Giannettasio di Rossano, che dovrà ospitare il nuovo reparto di Ostetricia e Ginecologia con il punto nascite. Quella struttura oggi esiste (tre sale parto, due stanze dedicate allo skin-to-skin, aree per l’osservazione post-partum, nursery e area dedicata alla terapia intensiva neonatale, reparto completo di degenza ostetrica e ginecologica, ascensore dedicato, sala operatoria dedicata all’ostetricia e ginecologia ubicata al secondo piano, immediata accessibilità ai reparti di rianimazione, chirurgia generale, cardiologia/utic e ai servizi diagnostici e di laboratorio), è pronta, tant’è che viene consegnata il 10 dicembre 2025. Da quel momento l’Asp di Cosenza organizza — come prassi vorrebbe — il trasloco da un ospedale all’altro della città ma — per ben due volte — viene stoppato. E con il caso scoppiato ieri siamo a tre.

Cosa dicono i documenti

Giacché è sempre meglio fare chiarezza, i documenti ufficiali spiegano la ratio dell’intervento di riqualificazione all’ospedale Giannettasio di Rossano e non al Compagna di Corigliano.
“La normativa — recitano provvedimenti ufficiali — subordina l’operatività dei Punti Nascita con continuità assistenziale H24 alla contestuale presenza in loco, di servizi essenziali quali Rianimazione, Chirurgia Generale, Terapia Intensiva, Laboratorio Analisi, Radiodiagnostica, Sala Operatoria H24. Fattore dirimente nel caso di specie è la presenza del Centro Trasfusionale. A tal proposito, si evidenzia come l’attuale collocazione presso il presidio ospedaliero di Corigliano, sprovvisto in sede delle necessarie unità di supporto per la gestione dell’emergenza-urgenza, esponga l’Azienda a profili di rischio clinico potenzialmente severi. Di converso, il presidio ospedaliero di Rossano garantisce la piena integrazione multidisciplinare richiesta dalla normativa e, condizione sine qua non per la sicurezza materna, assicura la presenza del Centro Trasfusionale ubicato nella struttura. Tale dotazione — si legge ancora — costituisce un presidio salvavita infungibile per il trattamento tempestivo delle emorragie massive e delle coagulopatie, prima causa di mortalità materna prevenibile, permettendo l’attuazione immediata dei protocolli d’emergenza non realizzabili con pari efficacia in assenza d i un servizio trasfusionale interno”.

“Alt” politico?

Perché quindi bloccare il trasferimento? Perché mettere a repentaglio le gestanti? E soprattutto di chi dovrebbero essere le responsabilità qualora dovesse verificarsi l’imponderabile?
Il motivo del trasloco bloccato potrebbe essere desolante: lo scontro tra tecnici e politica.
Quel che rende questa storia ancora più sconfortante è la sua lunga preistoria e una genesi riorganizzativa dei due ospedali pensata dal centrodestra locale che risale al 2012. Ma questa è un’altra tragica storia che un giorno racconteremo.
Tornando al caso di specie, adesso è il sindaco Stasi a puntare l’indice sul governatore/commissario Occhiuto e sul commissario dell’Asp di Cosenza, De Salazar.

Stasi: “Sanità usata per consenso”

Sul caos che sta travolgendo lo spoke di Corigliano Rossano non manca la voce del sindaco del primo cittadino, Flavio Stasi, che sceglie parole dure e senza diplomazia per descrivere ciò che sta accadendo.
“Quanto sta accadendo nella organizzazione ospedaliera in questi mesi — dichiara — non ha precedenti, ed ha il primato di superare in peggio i peggiori disastri sanitari della Calabria. Il blocco dei ricoveri dei reparti di Pediatria, Ginecologia ed Ostetricia dello Spoke Corigliano Rossano emanato nella giornata di ieri e revocato nella stessa giornata non è un caso isolato: è il volto più vero e fedele della sanità gestita da Occhiuto e De Salazar. Come se si occupassero di mattoncini Lego e non della nostra vita, l’attuale gestione di centrodestra dal 2021 — sottolinea ancora Stasi — ha usato la sanità come un campo nel quale mietere consenso fino a renderlo sterile, senza freno: dalle mega-varianti degli ospedali ai management militarizzati, dalle assunzioni con cooperative fino all’apertura e chiusura dei reparti. Non c’è una sola scelta dell’attuale gestione che abbia una funzione sanitaria, che sia motivata per la salute dei calabresi: tutto è solo in funzione di potere e consenso”.
Parole durissime, quelle di Stasi, già scagliate in direzione Catanzaro già in campagna elettorale, nel 2024.
“Se così non fosse — chiede — in quale pianeta sarebbe possibile che un reparto venga chiuso e poi aperto in poche ore, senza che fosse cambiato nulla? Che vengano spesi milioni in reparti, servizi e strutture che poi restano chiuse? Che vengano esternalizzati servizi ad enti esterni, con assunzioni che sembrano telecomandate e con costi superiori ai servizi interni? Ma davvero pensate che i calabresi siano ciechi, sordi e muti?”.

Dichiarazioni che suonano come un j’accuse senza appello. In fondo, il sindaco Stasi descrive anche lui un multiverso: quello in cui un intero sistema sanitario funziona come se stesse giocando con i Lego, e quello — agognato, forse irraggiungibile — in cui la salute dei calabresi vale almeno quanto un voto.
La domanda è sempre la stessa, e questa terra se la porta dietro da generazioni: fino a quando il diritto alla salute resterà un privilegio da conquistare, anziché una garanzia da esigere?

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