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26 Marzo 2026
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Doppia vittoria giudiziaria per l’imprenditore Antonino Fallanca: assolto dall’accusa di mafia

La Corte d'Appello di Reggio Calabria respinge il ricorso della Procura contro l'assoluzione di primo grado e revoca la confisca dei beni di famiglia e la sorveglianza speciale. Cade l'accusa di essere il vertice della cosca Serraino a Cardeto.

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Si chiude con una doppia pronuncia favorevole la lunga e complessa vicenda giudiziaria che ha visto protagonista Antonino Fallanca, imprenditore edile di settantadue anni originario di Cardeto. L’uomo era stato arrestato nell’ottobre del 2020 nell’ambito della maxi-inchiesta antimafia denominata “Pedigree”, diretta a colpire i vertici della storica cosca Serraino e di altri clan dell’orbita reggina. Dopo aver scontato ben quattro anni di carcerazione preventiva, Fallanca ha visto confermare la propria totale estraneità alle accuse originarie mosse dalla Direzione Distrettuale Antimafia dello Stretto.

Nei giorni scorsi la Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Reggio Calabria ha infatti rigettato il ricorso proposto dalla Procura della Repubblica locale. I magistrati requirenti avevano impugnato la sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale in primo grado, insistendo nel richiedere una condanna a diciotto anni di reclusione per l’imputato. Nello specifico, la pubblica accusa lo indicava quale “soggetto promotore e dirigente della consorteria mafiosa dei Serraino, addirittura capo locale di Cardeto”. I giudici di secondo grado hanno invece ritenuto di confermare il verdetto del primo grado di giudizio, smentendo la ricostruzione dei pubblici ministeri.

La revoca delle misure di prevenzione patrimoniali e personali

A distanza di sole quarantotto ore dal verdetto penale, per Fallanca è arrivato un secondo e altrettanto determinante successo davanti alla Sezione Misure di Prevenzione della medesima Corte d’Appello. I giudici hanno accolto in pieno le richieste formulate dall’avvocato Giuseppe Nardo, difensore dell’imprenditore e del suo nucleo familiare, disponendo la revoca della confisca delle quote societarie dell’impresa edile di famiglia e dei vari immobili adibiti a civile abitazione. Contestualmente, il collegio giudicante ha annullato la misura della sorveglianza speciale per la durata di quattro anni precedentemente comminata a Fallanca, in quanto era stato “ritenuto soggetto pericoloso e meritevole del controllo costante della polizia”.

Il coinvolgimento dell’imprenditore nella maxi-indagine del 2020 poggiava essenzialmente sulle dichiarazioni rese da una nutrita schiera di collaboratori di giustizia del circondario reggino, tra i quali figuravano Giuseppe Pino Liuzzo, i fratelli Daniele e Antonino Filocamo (quest’ultimo tragicamente scomparso per suicidio), Maurizio de Carlo e l’ex poliziotto ed ex amministratore comunale Sebastiano Vecchio. Tuttavia, il vaglio dibattimentale e l’attenta analisi del materiale d’indagine hanno fatto cadere il castello accusatorio.

Come ha tenuto a precisare il difensore Giuseppe Nardo, il proscioglimento totale dei due gradi di giudizio certifica l’inconsistenza degli elementi raccolti a carico del settantaduenne calabrese. “In particolare – dice il legale Giuseppe Nardo – le intercettazioni e le testimonianze degli inquirenti, non hanno dimostrato la grave e infamante accusa di essere un pericolosissimo mafioso appartenente alla cosca di ‘ndrangheta Serraino e un imprenditore colluso con la mafia, capace di imporre sul mercato reggino, con l’intimidazione tipica dei mafiosi, i prodotti della sua azienda e in grado altresi’ di arricchirsi in modo illecito e parassitario, inquinando l’economia sana del libero mercato”.

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