La sconfitta al referendum sulla giustizia non è stata solo una battuta d’arresto elettorale. È diventata il detonatore di una resa dei conti interna che sta scuotendo Forza Italia dalle fondamenta. Nel giro di poche ore si è consumato il primo sacrificio eccellente: Maurizio Gasparri lascia la guida dei senatori, travolto da una fronda interna che ha raccolto ben 14 firme su 20. Un segnale politico chiarissimo: la linea attuale non regge più. Ma il vero nodo non è Gasparri. Il bersaglio grosso è un altro.
Tajani nel mirino: il leader sotto assedio
Nel partito cresce il malumore verso Antonio Tajani, sempre più percepito come un segretario in difficoltà, incapace di tenere insieme le diverse anime azzurre. Il sospetto, sempre più esplicito, è che abbia tentato di blindare il partito attraverso i congressi territoriali, alimentando ulteriori tensioni invece di spegnerle. E così, mentre ufficialmente nessuno lo scarica, nei corridoi si parla apertamente di fine ciclo. A pesare è soprattutto il pressing della famiglia Berlusconi, con Marina e Pier Silvio determinati a imprimere una svolta. Non più rinviabile.
La carta Mulè: il nome per la svolta
Nel risiko interno prende quota una figura precisa: Giorgio Mulè. Giornalista, profilo istituzionale, uomo di comunicazione: è lui il nome che circola con insistenza per una rifondazione pragmatica del partito. Una figura capace di dialogare con i moderati e tenere i rapporti con gli alleati di governo. La sua eventuale ascesa segnerebbe un cambio netto:
una Forza Italia più politica e meno burocratica, più allineata alla linea Ronzulli e meno legata agli equilibri romani costruiti da Tajani.
Asse Ronzulli-Occhiuto
Dentro questo nuovo assetto, prende forma anche un asse politico: quello tra Licia Ronzulli e Roberto Occhiuto. Ma attenzione: se la prima rafforza il suo peso interno, per il governatore calabrese non è il momento delle promozioni. Anzi, il dato referendario – con il No prevalso anche in Calabria – impone prudenza. Occhiuto resta una figura centrale nei territori, ma nel nuovo equilibrio nazionale non scatta alcun avanzamento immediato.
La linea è chiara: prima si sistema il partito, poi si ridisegnano i ruoli. Niente promozione. Nella migliore delle ipotesi verrà confermato nella triade dei vice. In una sola parola: rimandato.
La regia della famiglia Berlusconi
Dietro le quinte, il vero motore del cambiamento è sempre più evidente: la famiglia Berlusconi. Da Arcore e Cologno Monzese arriva una richiesta precisa: rinnovamento vero, non operazioni di facciata. La sostituzione dei capigruppo è solo il primo passo. Il messaggio è diretto: serve una nuova classe dirigente. E Tajani, oggi, appare sempre più isolato. La sensazione è che il partito sia entrato in una fase di transizione forzata, con equilibri ancora tutti da definire. Mulè avanza con il sostegno di Arcore, Tajani traballa perché ritenuto troppo ancorato al passato con una comunicazione che non buca lo schermo, tanto meno i social. Torna in auge Ronzulli che era finita in naftalina, Occhiuto aspetta e spera. E intanto Forza Italia prova a evitare che la sconfitta referendaria diventi l’inizio di una crisi irreversibile. Perché stavolta, più che un semplice rimpasto interno, è in gioco la sopravvivenza politica degli azzurri nel dopo Berlusconi.









