Un deposito di armi che, per quantità e potenza di fuoco, non lascia spazio a interpretazioni. Nel corso di un blitz a Gioia Tauro, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia, è stato scoperto un vero e proprio arsenale da guerra, con numeri che impressionano anche gli investigatori. A fare il punto è stato Giuseppe Borrelli, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria:
“Si tratta di un vero e proprio arsenale”.
Kalashnikov, bombe e tritolo: i numeri del sequestro
Il materiale sequestrato restituisce la fotografia di una capacità militare strutturata: Sono stati rinvenuti 25 fucili, tra cui 17 kalashnikov, oltre a 4 pistole mitragliatrici. A questi si aggiungono armi comuni da sparo, armi clandestine, 70 munizioni, 7 bombe a mano e circa 600 grammi di tritolo. Un quantitativo che evidenzia la disponibilità di armamenti tipici di scenari di guerra più che di semplice criminalità comune.
Il sospetto degli investigatori: armi condivise tra cosche
Secondo quanto dichiarato da Giuseppe Borrelli, è “verosimile” che le armi siano state utilizzate e scambiate tra diverse cosche della ’ndrangheta. Un dato che rafforza l’ipotesi di un sistema criminale non frammentato, ma organizzato e cooperativo, capace di condividere risorse strategiche. L’arsenale, infatti, non sarebbe stato nella disponibilità esclusiva dei tre arrestati, ma custodito per conto della cosca Molé.
Le armi dai Balcani: il legame internazionale
Un altro elemento chiave riguarda la provenienza dell’arsenale. Come spiegato dal colonnello Vincenzo Ciccarelli, molte delle armi sarebbero di origine balcanica, utilizzate durante le guerre nella ex Jugoslavia. Un dettaglio che apre scenari più ampi:
la presenza di un canale diretto tra criminalità calabrese e organizzazioni dell’Est Europa.
L’inchiesta della Dda: la pista della ’ndrangheta
Secondo il sostituto procuratore Lucia Spirito, gli elementi raccolti indicano chiaramente che l’arsenale era detenuto nell’interesse della cosca Molé, storica articolazione della ’ndrangheta a Gioia Tauro. Un’indagine che conferma ancora una volta la capacità delle organizzazioni mafiose di dotarsi di armamenti sofisticati e di mantenere collegamenti internazionali stabili.
Un segnale inquietante sulla forza delle organizzazioni criminali
Il blitz non è solo un successo investigativo, ma anche un segnale preoccupante. La disponibilità di un arsenale di questo tipo dimostra come la ’ndrangheta continui a essere non solo una potenza economica, ma anche una struttura capace di gestire armamenti da guerra. Un livello di pericolosità che impone attenzione massima sul fronte della sicurezza e del contrasto alle mafie.









