L’allarme è scattato all’interno di un istituto superiore di Catanzaro, dove la tensione tra i banchi è salita a causa dell’atteggiamento preoccupante di una studentessa di quattordici anni. A evitare il peggio è stata la prontezza di una compagna di classe che, dopo aver intravisto l’arma bianca nello zaino della giovane, ha immediatamente allertato una docente. La procedura d’emergenza, coordinata dalla dirigenza scolastica, ha coinvolto tempestivamente i genitori e le forze dell’ordine. La successiva perquisizione ha confermato i timori: tra libri e quaderni era occultato un coltello da cucina con una lama lunga ben 18 centimetri. L’episodio è stato segnalato alla Procura dei Minori, mentre i genitori sono stati convocati in Questura per chiarire i contorni di una vicenda che sembra affondare le radici in un disagio pregresso, manifestatosi anche attraverso un recente e acceso confronto verbale tra la ragazza e un’insegnante.
Il monitoraggio del disagio giovanile e i dati CNR
Sull’accaduto è intervenuto il Garante regionale per la tutela delle vittime di reato, l’avvocato Antonio Lomonaco, il quale ha sottolineato come l’episodio «non può e non deve limitarsi a una semplice condanna, ma impone una riflessione ampia e approfondita sull’universo giovanile, sempre più complesso e articolato». Lomonaco ha inoltre rivolto un plauso a chi ha saputo cogliere i segnali di allarme prima che la situazione degenerasse. Il fenomeno, purtroppo, non appare isolato: i dati del 2025 forniti dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr rivelano una realtà inquietante, secondo cui circa 87mila studenti tra i 15 e i 19 anni, il 3,5% della popolazione scolastica superiore, hanno utilizzato un coltello in ambito scolastico con finalità intimidatorie o violente.
Il precedente di Bergamo e il ruolo dei social
Il caso di Catanzaro riaccende i riflettori sulla tragedia di Trescore Balneario, nella Bergamasca, dove un tredicenne ha recentemente accoltellato la propria insegnante di francese trasmettendo l’aggressione in diretta streaming. Nelle ultime ore, le autorità hanno disposto la chiusura dei canali social e dell’account Telegram del giovane, sui quali era stato pubblicato anche un inquietante “manifesto” delle proprie intenzioni. Nonostante l’età del ragazzo lo renda non imputabile, la Procura per i minorenni di Brescia ha aperto due fascicoli: uno penale per ricostruire la dinamica dei fatti e uno civile per attivare i necessari interventi di natura sociale. Le indagini degli inquirenti restano concentrate sulla vita digitale dello studente, nel tentativo di comprendere come le piattaforme social possano aver alimentato o veicolato simili pulsioni violente.








