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30 Marzo 2026
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L’inferno di Michele Padovano: dall’assoluzione alla rinascita dell’ex Cosenza e Juventus

Michele Padovano racconta il suo calvario durato diciassette anni, tra isolamento, umiliazioni e accuse ingiuste.

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Michele Padovano ha vissuto un incubo lungo quasi due decenni. L’ex attaccante di Cosenza e Juventus ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport: “Ho lottato diciassette anni contro un’accusa ingiusta. Il carcere mi ha tolto la vita e ora me la sono ripresa”. L’assoluzione, arrivata nel gennaio del 2023, ha sancito la fine di un calvario iniziato con l’accusa di essere il finanziatore di un traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Padovano ha definito la sua assoluzione “pari alla vittoria della Champions”: un riconoscimento della propria innocenza dopo anni di sofferenza e isolamento.

Isolamento e umiliazioni

Tra i momenti più duri, l’isolamento carcerario ha segnato profondamente Padovano: “Stare per molti giorni senza vedere nessuno ti fa sentire perso. Ti sembra che il tempo non passi mai”. La difficoltà si è estesa anche alla vita familiare: la moglie era sotto indagine e non potevano comunicare, aumentando il senso di abbandono.

Il trattamento delle guardie non è stato meno traumatico: “Una guardia carceraria mi disse ‘i tuoi soldi adesso te li ficchi nel culo’. I carabinieri mi davano del ‘tu’, trattandomi come una pezza da piedi. Hanno cercato di calpestare la mia dignità sin dal primo momento”.

Un prestito innocente diventato accusa

Il caso nacque da un prestito di 35mila euro a un amico: “Non sapevo cosa avrebbe fatto con quei soldi. Gli dissi solo ‘so che sei un combina guai, do i soldi a tua moglie'”. Le telefonate tra i due, del tutto innocenti, furono interpretate come messaggi cifrati relativi a traffico di droga. Padovano ha ricordato la paura dei primi gradi di giudizio: “Dopo le due batoste iniziali, temevo di non riuscire a dimostrare la mia innocenza. Ma ho lottato come un leone e non ho mai mollato”.

Il calcio come ancora di salvezza

Nonostante il tradimento di molti, il calcio è rimasto un legame costante con la sua identità: “Tanti mi hanno voltato le spalle, ma ho capito chi sono gli amici veri”. Gianluca Vialli e Denis Bergamini hanno rappresentato punti di riferimento fondamentali. “Luca chiamava mia moglie tutte le settimane per sapere come stessi. Bergamini è nel mio cuore, ho chiamato mio figlio Denis in suo onore”.

Padovano ricorda i momenti di gloria in campo, dai gol al Real Madrid e in finale di Champions con l’Ajax, agli scudetti con la Juventus. “Ancora oggi abbiamo una chat tra compagni e quando ci rivediamo sembra non sia passato un giorno”.

Messaggio alla Juventus di oggi

L’ex attaccante sottolinea l’importanza dello spirito di squadra: “Il segreto delle nostre vittorie era l’unione e il duro lavoro. Quello che deve ritrovare la Juventus di oggi”. Un monito chiaro alla squadra bianconera: solo recuperando quel senso di coesione potrà tornare a dominare come negli anni Novanta.

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