Ci sono cose che in Calabria vengono decise, messe nero su bianco, protocollate, archiviate, dimenticate, riscoperte, bloccate di nuovo e poi — forse — eseguite. Il trasferimento del punto nascita e dei reparti di Ginecologia e Ostetricia dall’ospedale Compagna di Corigliano al Giannettasio di Rossano, e quelli Oncologia e Nefrologia in senso opposto, appartiene con piena dignità a questa categoria: un provvedimento iscritto nei decreti commissariali sin dal 2015, prima con Scura e poi confermato da Occhiuto, rimasto per oltre un decennio in quello spazio liminale tra la carta e la realtà che la burocrazia calabrese sa abitare con una pazienza che rasenta l’arte.
Ebbene, oggi pomeriggio qualcosa di concreto sembra essere accaduto. Il commissario straordinario dell’Asp di Cosenza, Vitaliano De Salazar, si è recato all’ospedale di Rossano — probabilmente — per mettere una pietra tombale su questa storia e per pianificare, nei dettagli operativi, il calendario dei trasferimenti.
Secondo quanto risulta, i reparti di Ginecologia, Ostetricia e il Punto nascita si sposteranno dal Compagna al Giannettasio nei prossimi giorni. Nella settimana successiva, invece, sarà la volta del percorso inverso: Oncologia e Nefrologia lasceranno il presidio di Rossano per completare l’assetto del polo medico al Compagna di Corigliano. Il tutto in coerenza con quella logica di ripartizione — branche chirurgiche a Rossano, branche mediche a Corigliano — che i Dca hanno disegnato e che per undici anni è rimasta inattuata con una costanza che, a questo punto, difficile non definire sistematica.
Il nodo Bernardi e l’arrivo di Riccetti
Nelle scorse ore la narrazione prevalente ha sovrapposto due piani distinti: le dimissioni di Maria Bernardi da referente sanitaria dell’Asp di Cosenza e il reiterato blocco della riorganizzazione dello Spoke. Un’associazione comprensibile — la coincidenza temporale è suggestiva — ma probabilmente imprecisa. Secondo quanto emerge, le ragioni che avrebbero spinto Bernardi a lasciare l’incarico dopo appena due mesi non sarebbero riconducibili, almeno non direttamente, al braccio di ferro sul punto nascita. Si tratterebbe piuttosto di frizioni nel rapporto con il management aziendale: dinamiche interne che riguarderebbero la macchina dell’Asp più che lo specifico dossier dello spoke “bifronte” di Corigliano Rossano con i due presidi ospedalieri cittadini.
Nel frattempo, in via Alimena a Cosenza, dal 7 aprile un nuovo referente sanitario siederà alla scrivania dell’Asp di Cosenza. Il nome in voga in questi giorni è quello di Angela Riccetti, dirigente medico, direttore del distretto sanitario Tirreno. Vedremo.
Undici anni
Vale la pena ricordare, per chi avesse perso il filo, da dove viene questa storia. Il primo decreto commissariale che prevedeva la riorganizzazione dello Spoke risale al 2015, durante il commissariamento guidato da Massimo Scura. Da allora, le giunte si sono succedute, i commissari anche, e quella riorganizzazione è rimasta lì ad attendere. Roberto Occhiuto l’ha poi confermata, l’Asp di Cosenza ci ha costruito sopra una delibera da 1,62 milioni di euro per l’adeguamento del quinto piano del Giannettasio — tre sale parto, area skin-to-skin, terapia intensiva neonatale, sala operatoria dedicata, centro trasfusionale integrato — e ha consegnato la struttura il 10 dicembre 2025. Da allora, tre tentativi di avviare il trasferimento: tre alt. Prima dell’accordo raggiunto oggi pomeriggio da De Salazar.
Le ragioni sanitarie del trasferimento delle branche chirurgiche in direzione Rossano, del resto, sono state documentate senza margine di equivoco: il Compagna è privo in sede dei servizi di supporto all’emergenza-urgenza che la normativa nazionale prescrive per l’operatività continuativa di un punto nascita. Il Giannettasio li ha tutti, compreso il centro trasfusionale, presidio considerato — testuale — “infungibile per il trattamento tempestivo delle emorragie massive e delle coagulopatie, prima causa di mortalità materna prevenibile”. Non è una questione di campanile. È, letteralmente, una questione di vita.
Il braccio di ferro nel centrodestra
C’è però una chiave di lettura che meriterebbe di essere approfondita, e che i tre stop ripetuti suggeriscono con una certa insistenza: la longa manus politica.
E qui si apre la questione più scomoda. Ciò che si intravede, leggendo tra le righe di questa vicenda, è qualcosa che va oltre il consueto confronto destra-sinistra, o centrodestra-opposizione. I trasferimenti prima bloccati e oggi sbloccati sembrano raccontare piuttosto un conflitto interno alla galassia del centrodestra: anime diverse, referenti diversi, interessi diversi, che si fronteggiano su un dossier sanitario usando lo spoke come terreno di regolamento di conti.
La vita è adesso
Se le informazioni di questo pomeriggio troveranno riscontro nei giorni a venire, la Sibaritide potrebbe assistere a qualcosa di inedito: l’esecuzione di una norma. Ginecologia, ostetricia e punto nascita a Rossano. Onncologua, Nefrologia e dialisi a Corigliano. Due ospedali che smettono di essere duplicati confusi e diventano complementari. Decenni dopo.
Ma non è ancora fatta. In questa terra si è imparato a non considerare le visite dei commissari come decreti. Ma qualcosa, oggi, sembra essersi mosso. E vale la pena registrarlo, con tutta la cautela del caso e con quella strana, cauta speranza che chi vive qui sa coltivare, nonostante tutto.









