Il tempo della Via Crucis e della Resurrezione si avvicina. E Paravati si desta, nel segno vivo e potente della memoria di Mamma Natuzza. Sono giorni sospesi, carichi di attesa, in cui i suoi figli spirituali tornano a riconoscere i segni della Passione di Cristo. È proprio nelle ore che precedono la Settimana Santa che il mistero sembra riaprirsi, come una ferita mai del tutto rimarginata.
Le stimmate e il mistero sul corpo della Serva di Dio
A pochi giorni dalla Pasqua, riaffiora il ricordo dei fenomeni inspiegabili che hanno segnato il corpo della Serva di Dio Fortunata Evolo. Le stimmate, le estasi, i colloqui con Gesù e la Madonna: segni concreti di una sofferenza che si faceva testimonianza.
Nella sua abitazione di via Nazionale, proprio in queste ore, iniziava a respirarsi l’aria della Crocifissione. Sul corpo di Natuzza apparivano ferite alle gambe, alle braccia, al costato e alla testa, riproducendo in modo impressionante il Supplizio del Figlio di Dio. Un fenomeno che ancora oggi resta incomprensibile, capace di interrogare tanto gli scienziati quanto i fedeli.
Estasi, segni e simboli: un linguaggio oltre la scienza
Nei giorni che precedevano la Pasqua, Natuzza cadeva in stati di estasi mistica. Le sue stimmate, a contatto con bende e fazzoletti, si trasformavano in preghiere, ma anche in segni sacri: ostie, ostensori, corone di spine, cuori.
Solo nell’ultimo anno della sua vita quelle ferite smisero di aprirsi. Le sofferenze si attenuarono, quasi a segnare un passaggio verso una pace finale.
Il Venerdì Santo: il giorno del dolore e del mistero
Per anni, il Venerdì Santo è stato il momento più intenso. Attorno a lei si radunavano medici, scienziati e uomini di Chiesa, nel tentativo di comprendere e, se possibile, alleviare una sofferenza che sembrava andare oltre ogni spiegazione umana. A Paravati si respirava un clima di attesa composta, quasi sacra.
Dopo quei momenti, Natuzza raccontava ai suoi padri spirituali e ai familiari i contenuti dei suoi colloqui con Gesù e la Madonna, aprendo uno squarcio su una dimensione che sfugge alla logica.
Il messaggio del 1996: “Nel mondo non c’è pace”
Tra le testimonianze più forti, quella del 3 marzo 1996, quando – secondo i testi della Fondazione – Natuzza raccontò un’apparizione di Gesù: “Nel mondo non c’è pace, perché si è scatenato Lucifero. Porta veleni e guerre… Il perdono non lo capiscono e non lo vogliono capire”. Parole dure, che parlano di guerra, peccato e mancanza di perdono, ma anche di una sofferenza vissuta per la conversione degli uomini.
Un’eredità spirituale che interpella tutti
Il messaggio di Mamma Natuzza resta oggi più attuale che mai. È un invito alla preghiera, al perdono, all’amore verso il prossimo. Un richiamo a guardare dentro sé stessi, perché – come ricordava lei – ognuno ha accanto il proprio Giuda. Non è una strada semplice. Ma è l’unica che conduce, secondo il suo insegnamento, verso la salvezza.
Verso la Pasqua: un cammino di conversione
Prepararsi alla Settimana Santa significa fare proprio quel dolore, trasformarlo in speranza Significa accogliere il mistero della Passione come occasione di rinascita, personale e collettiva. Mamma Natuzza ha indicato una via: quella della fede autentica, della carità e della testimonianza. Sta a ciascuno scegliere se seguirla. Perché, come ricordava, “Dio ci aspetta e sa se bariamo”.









