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31 Marzo 2026
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“Gli sparerei in faccia”: la frase choc contro Gratteri dalla cella del carcere. Scatta il 41 bis per il boss

Minacce pesantissime captate in una cella di alta sicurezza mentre in tv andava in onda un’intervista al procuratore di Napoli. Indagini lampo, sospetti su un cellulare in carcere e trasferimento nel regime duro

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Sì, a Gratteri gli sparerei proprio in faccia”. E subito dopo: “Sì, ti voglio sparare in faccia“. Parole pesanti come macigni, pronunciate senza esitazione all’interno di una cella di alta sicurezza mentre in televisione scorrevano le immagini di un’intervista al procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. Le frasi sono state captate e immediatamente segnalate agli investigatori, facendo scattare un immediato livello di attenzione su quanto stava accadendo all’interno del carcere.

Chi è il detenuto e il contesto dell’indagine

A pronunciare quelle minacce – secondo quanto riportato da la Repubblica – sarebbe stato il capoclan Vitale Troncone, figura di primo piano negli equilibri criminali dell’area occidentale di Napoli. Un nome già noto agli inquirenti. Troncone è infatti coinvolto in diverse inchieste legate al racket e al controllo del territorio, in particolare nella zona di Fuorigrotta, ed è sopravvissuto a un agguato nel 2021, episodio che ne ha ulteriormente rafforzato il profilo criminale. L’episodio delle minacce risale al maggio 2025 e si inserisce in un quadro investigativo già considerato delicato e ad alta tensione.

Il sospetto del cellulare in carcere

Dopo la segnalazione delle frasi, gli inquirenti hanno avviato una serie di accertamenti urgenti, concentrandosi soprattutto su un punto: la possibilità che il boss avesse contatti con l’esterno. Secondo quanto emerso, prima dell’adozione dei nuovi provvedimenti, Troncone avrebbe avuto la disponibilità di un cellulare anche in carcere. Un elemento che, se confermato, aprirebbe scenari ancora più preoccupanti sul fronte della gestione delle comunicazioni illecite all’interno degli istituti penitenziari.

Scatta il 41 bis: trasferimento immediato

Alla luce della gravità delle dichiarazioni e del contesto investigativo, nei confronti del boss è stato disposto il regime di carcere duro previsto dall’articolo 41 bis. Un provvedimento che comporta isolamento rafforzato e limitazione drastica dei contatti con l’esterno, con conseguente trasferimento in una struttura di massima sicurezza. Una decisione che punta a spezzare qualsiasi possibile collegamento operativo con l’organizzazione criminale di riferimento.

La reazione di Gratteri: “Ho rinunciato alla mia libertà”

La vicenda, pur nella sua gravità, non avrebbe scosso Nicola Gratteri, magistrato da oltre trent’anni sotto scorta per il suo impegno contro la criminalità organizzata. Solo pochi giorni prima, intervenendo a un dibattito pubblico, il procuratore aveva ricordato il prezzo personale pagato per il suo lavoro: “Ho rinunciato alla mia libertà fisica, a una vita normale, per fare le indagini insieme alla polizia giudiziaria e ai miei colleghi“.

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