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31 Marzo 2026
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Crisi in Medio Oriente: l’Italia nega Sigonella agli USA. Teheran minaccia la pena di morte per le immagini dei raid

Il Ministro Crosetto ferma i voli americani non logistici diretti verso lo scacchiere mediorientale. Intanto, Israele annuncia la demolizione dei villaggi di confine in Libano

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In un clima di estrema tensione internazionale, l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base aerea di Sigonella per operazioni non concordate. Il diniego, giunto direttamente dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, è scattato a seguito della comunicazione di un piano di volo relativo ad alcuni asset aerei statunitensi già in fase di trasferimento. Dalle verifiche condotte dalle autorità italiane è emerso che le manovre non rientravano nelle attività di routine o di supporto logistico previste dai trattati bilaterali. La decisione di bloccare l’atterraggio e il successivo rilancio verso il Medio Oriente riafferma la linea del governo italiano sulla necessità di monitorare strettamente l’uso delle basi nazionali per scopi che esulano dagli accordi predefiniti.

Strategia di terra e zone cuscinetto nel Libano meridionale

Sul fronte del conflitto, il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha delineato una strategia di demolizione sistematica nei villaggi libanesi situati a ridosso del confine. Secondo quanto riportato dalla testata Haaretz, Katz ha preannunciato che le abitazioni nelle aree limitrofe saranno abbattute con modalità analoghe a quelle già viste a Rafah e Beit Hanoun, nella Striscia di Gaza. L’obiettivo dichiarato è l’istituzione di una zona cuscinetto che si estenda fino al fiume Litani, necessaria per garantire la sicurezza del nord di Israele. Questa manovra impedirà di fatto il rientro di circa 600mila residenti libanesi evacuati, almeno finché l’Idf non riterrà stabilizzata l’area sotto il proprio controllo militare.

La morsa di Teheran: pena capitale per chi documenta i danni

Parallelamente alle manovre militari, l’Iran inasprisce drasticamente le misure di controllo interno. La magistratura di Teheran, per voce del portavoce Asghar Jahangir, ha avvertito che la condivisione di foto o video che documentino i danni subiti dal Paese sarà punita con la pena di morte. La logica del regime equipara la diffusione di tali immagini allo spionaggio e alla collaborazione con il nemico, poiché fornirebbe conferme tattiche sull’efficacia dei raid. “Per coloro che forniscono informazioni al nemico scattando foto o filmando, la legge sull’inasprimento delle pene per spionaggio prevede la pena capitale e la confisca di tutti i beni”, ha dichiarato Jahangir. A conferma di questo clima di estrema repressione, nelle ultime ore è giunta la notizia dell’esecuzione di quattro prigionieri politici.

Nuove tensioni geopolitiche sullo Stretto di Hormuz

Mentre la guerra sul campo prosegue, l’Iran muove pedine anche sul piano del diritto marittimo e della sovranità territoriale. Il parlamento iraniano ha approvato l’introduzione di un pedaggio per le imbarcazioni che transitano nello Stretto di Hormuz. Questa decisione rappresenta una sfida diretta alla libertà di navigazione in uno dei punti nevralgici per il commercio energetico globale. Con questa mossa, Teheran intende riaffermare ufficialmente il proprio “ruolo sovrano” sulle acque dello Stretto, aggiungendo un ulteriore elemento di attrito nel confronto con la comunità internazionale e le potenze occidentali.

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