“A volte per enfatizzare ciò che dico e scrivo utilizzo parole forti, ma in questo caso davvero non ce n’è bisogno”. Parte da qui l’affondo del sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, contro la gestione sanitaria regionale e, in particolare, contro i trasferimenti dei reparti all’interno dello spoke cittadino.
Il primo cittadino entra nel merito di una vicenda che riguarda direttamente i due presìdi ospedalieri della città, il Giannettasio – sulla carta a indirizzo chirurgico – e il Compagna, destinato a vocazione medica, ma che nella realtà stanno vivendo una fase di continua ridefinizione.
“Un’oscenità politica che riguarda tutta la Calabria”
“Blitz, comunicati, conferenze stampa, dimissioni, silenzi: quanto sta facendo il centrodestra calabrese sulla sanità va ben oltre l’oscenità politica”, attacca Stasi.
Il sindaco sottolinea come la questione non sia circoscritta allo Ionio, ma rappresenti un modello più ampio di gestione sanitaria, che finisce per incidere su tutti i cittadini calabresi.
“Non è un servizio per i cittadini, ma un campo di battaglia politica finalizzato al consenso e alla conservazione del potere”, afferma, denunciando una distanza sempre più evidente tra le decisioni amministrative e i bisogni reali delle comunità.
Lo Spoke bifronte e i reparti spostati “come figurine”
Nel mirino del sindaco finiscono soprattutto i continui trasferimenti tra i due ospedali cittadini, che dovrebbero invece avere funzioni chiare e complementari.
“Una gara inenarrabile, tutta interna allo stesso schieramento di centrodestra che governa da anni, su chi sposta Ostetricia di là, Oncologia di qua, Cardiologia di là”, incalza.
Il primo cittadino descrive un sistema che appare privo di una logica sanitaria strutturata, trasformato in una trattativa politica permanente.
“Sembra un mercato rionale, con reparti trattati come figurine Panini”, aggiunge, sottolineando come questi spostamenti avvengano all’interno della stessa città, senza alcun beneficio concreto per i pazienti.
Cittadini costretti a curarsi fuori regione
Il quadro che emerge, secondo Stasi, è quello di una sanità che non riesce più a garantire risposte adeguate.
“Non andiamo più nei nostri ospedali nemmeno per un raffreddore”, afferma con durezza.
E poi evidenzia una realtà ormai consolidata: la migrazione sanitaria verso il Nord Italia, con famiglie costrette a spostarsi verso città come Bologna, Milano o Torino, o nel migliore dei casi Roma.
“C’è chi è costretto al privato e chi, semplicemente, rinuncia a curarsi”, denuncia, mettendo in luce le disuguaglianze crescenti nell’accesso alle cure.
Le domande senza risposta sul nuovo ospedale della Sibaritide
Accanto alla critica sui trasferimenti dei reparti, Stasi solleva anche una serie di interrogativi sul nuovo ospedale della Sibaritide, evidenziando criticità economiche e progettuali.
“Perché è costato tre volte più della media italiana per posto letto?”, chiede.
E ancora: “Perché non è stato potenziato il depuratore? Perché pagheremo altri milioni allo stesso concessionario?”.
Il sindaco punta il dito contro scelte che appaiono poco trasparenti e prive di una visione complessiva, mentre nel frattempo – sottolinea – i reparti dello spoke vengono progressivamente svuotati o ridimensionati.
“Serve una nuova programmazione sanitaria”
In chiusura, Stasi rilancia la necessità di un cambio radicale di approccio nella gestione della sanità calabrese. “La Calabria ha bisogno di una programmazione seria, che riparta dai territori e dalla prossimità”, afferma, proponendo anche un modello alternativo basato su investimenti mirati, gestione pubblica efficace e maggiore controllo sociale dei servizi, in netta contrapposizione con quello attuale.
“Dobbiamo fermare e ribaltare questo modello centralizzato, disastroso per i cittadini ma perfetto per la gestione del potere”, conclude Flavio Stasi.
Una presa di posizione netta che riaccende il dibattito sulla sanità calabrese e, in particolare, sul futuro dello spoke bifronte di Corigliano Rossano, ancora oggi al centro di scelte controverse e di un confronto politico sempre più acceso.









