È un allarme che ora diventa iniziativa politica. Il consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi ha depositato una mozione per affrontare in modo strutturato le conseguenze dell’uso improprio degli strumenti digitali da parte dei minori.
“Ho depositato una mozione in Consiglio regionale – riferisce in una nota – sulla necessità di adottare azioni concrete per contrastare le conseguenze dell’uso improprio degli strumenti digitali da parte dei minori. Non è un atto simbolico: è una risposta non più rinviabile”.
L’obiettivo è portare il tema fuori dal dibattito generico e tradurlo in interventi concreti, sia a livello regionale che nazionale.
Dipendenza, isolamento e disagio profondo
Il quadro descritto è quello di una generazione esposta a rischi sempre più evidenti, confermati – sottolinea Laghi – da chi lavora ogni giorno con i giovani: “I dati e le testimonianze di psicologi, educatori e insegnanti convergono su un quadro inequivocabile. I minori sono esposti, spesso senza alcuna protezione, a dinamiche che generano dipendenza, isolamento, perdita del sonno, aggressività, cyberbullismo“.
Non si tratta solo di comportamenti problematici, ma di un disagio che può assumere forme molto più gravi.
“Sempre più spesso – evidenzia il consigliere regionale – emergono forme di disagio profondo che possono sfociare in autolesionismo e, nei casi più gravi, in gesti estremi. Una generazione che rischia di essere al tempo stesso vittima e carnefice di un ecosistema digitale senza regole”.
Il fenomeno Hikikomori e le famiglie senza strumenti
Nel ragionamento il segretario questore entra anche un fenomeno sempre più diffuso, quello dell’isolamento sociale volontario. “Il fenomeno dell’Hikikomori — il ritiro volontario dalla vita sociale — non è una stranezza importata: è già nelle nostre famiglie e nelle nostre scuole”.
Una condizione che non riguarda solo i ragazzi, ma coinvolge direttamente anche i genitori, spesso privi di strumenti adeguati.
“Ragazzi e genitori – specifica – si trovano spesso senza strumenti adeguati di fronte al rifugio nella realtà virtuale”.
Da qui il confronto con altri Paesi e il ritardo italiano sul piano normativo: “Mentre l’Australia ha approvato norme che limitano l’accesso ai social ai minori di sedici anni, l’Italia è ferma ai soli disegni di legge. Mai discussi e approvati. Questa inerzia è inaccettabile”.
Due livelli di intervento: Roma e Regione
La mozione si muove su un doppio binario ed “impegna la Giunta su due fronti. Sul piano nazionale, chiedo che la Regione solleciti Governo e Parlamento ad approvare con urgenza misure preventive e limiti sull’uso dei social da parte dei minori. A livello regionale, invito a redigere un Piano che preveda campagne di informazione, progetti di educazione digitale nelle scuole, patti digitali tra famiglie e istituzioni, e supporto psicologico per i minori e le loro famiglie”.
Una questione di salute pubblica
Il punto finale è forse il più politico: il tema non viene più trattato come emergenza educativa o sociale, ma come questione sanitaria: “Il benessere di un bambino che cresce in un contesto digitale privo di riferimenti educativi è una questione di sanità pubblica”, specifica Laghi.
Da qui l’appello al Consiglio regionale: “Auspico il più ampio sostegno trasversale in Consiglio, perché non si tratta di destra o di sinistra ma dei nostri figli e dei nostri nipoti”. Un invito che punta a spostare il tema fuori dalla contesa politica, anche se – come spesso accade – sarà proprio la politica a determinarne tempi e risultati.









