L’Eucaristia come “respiro vitale” dell’esistenza cristiana: è questa l’immagine centrale proposta da monsignor Serafino Parisi durante la Messa in Coena Domini celebrata nella Cattedrale di Lamezia Terme. “Quello che stiamo celebrando questa sera – ha affermato – è l’amore eterno di Dio per noi. Siamo qui per dire e per sentirci dire che Dio ci ama e che per noi è disposto a fare tutto”. Un amore che non resta teoria, ma si traduce in gesto concreto, come quello della lavanda dei piedi, segno eloquente di uno stile che ribalta ogni logica umana.
Lo sguardo che cambia: non in alto, ma in ginocchio
Il Vescovo ha offerto una lettura profondamente controcorrente del modo di “guardare” il mondo: “Se vogliamo vedere in profondità – ha spiegato – non dobbiamo metterci in alto, ma inginocchiarci, abbassare lo sguardo e incontrare la storia concreta dell’uomo”. Un invito a una fede incarnata, capace di farsi prossima alle fragilità e alle fatiche dell’umanità, offrendo possibilità di riscatto e speranza.
“Regnare è servire”: il potere secondo il Vangelo
Al centro dell’omelia, il significato del gesto di Gesù: “Lavare i piedi significa attenuare la stanchezza e ridare slancio – ha detto Parisi –. E una volta che ci ha lavato, ci manda nella storia ricordandoci che ‘regnare è servire’”.
Un messaggio che si staglia in netto contrasto con le dinamiche del mondo contemporaneo:
“Il vero esercizio del potere non è sottomettere gli altri – ha sottolineato – come vediamo tristemente nelle guerre, nelle violenze, nelle aggressioni. Noi impariamo che amare e servire sono inseparabili”.
Eucaristia e fraternità: un circuito di carità
L’Eucaristia, ha proseguito il Vescovo, crea un autentico “clima di fraternità”, perché introduce i credenti in un “circuito di carità” che trasforma la vita. “Il servizio che possiamo rendere al mondo è portare unicamente amore”, ha affermato, indicando nella celebrazione eucaristica una sorgente di vita, speranza e gioia, in contrapposizione a morte, disperazione e angoscia.
Il dono totale: dalla Cena alla Croce
Richiamando il significato della Pasqua, Parisi ha ricordato come Gesù abbia portato a compimento il segno dell’antica cena: “Questa volta è Cristo stesso l’agnello: offre il suo corpo e il suo sangue, anticipando il dono totale sulla croce”. Un amore “sino alla fine”, cioè “in modo perfetto, completo, definitivo”, senza fuga né compromessi.
Una fede vitale: senza Eucaristia non si vive
Il Vescovo ha ribadito con forza la centralità della partecipazione eucaristica:,“Senza la domenica, senza l’Eucaristia, noi non possiamo vivere”. Un invito a immergersi “nell’oceano sconfinato dell’amore di Dio”, reso presente nei segni del pane e del vino.
L’ultima parola è la vita
In conclusione, uno sguardo pasquale che apre alla speranza:
“Ricordiamo la morte di Cristo, ma anche la sua risurrezione: l’ultima parola non è della morte, ma della vita, non della disperazione, ma della speranza, non della tristezza, ma della gioia”.









